Raan Jay Fai

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La Rossa favorisce lo sviluppo del sottobosco.

Nel mio precedente articolo

MIchelin Vs. 50 Best

comparavo la Guida Michelin alla 50 Best e come scritto, ciò era semplicemente funzionale al post di oggi.

Eppur si è verificato uno strano caso, un caso non nuovo a Cibettiamo tanto è che con diletto ai tempi ne scrissi:

Ohhh

ma che mancava da molto: l’improvvisa proliferazione dei funghi.

Di tutti i tipi: rari e comuni, belli e brutti, dal sapore intenso e scialbi.

L’articolo condiviso su fb mi pare che abbia preso 20 like, i temerari li riconoscete sono quelli che ora girano monchi senza pollice.

L’articolo nel mio Messanger, su W.A e sulle chiamate ha generato un traffico tale da farmi capire come possa vivere stressata una escort.

“Chi la pensava come me, chi l’opposto, chi si schierava a metà, i mittenti erano chef, giornalisti, camerieri, sommelier, blogger, editori, semplici appassionati. Ho ricevuto tanti complimenti, come tante critiche, durante le conversazioni sono emersi diversi spunti interessanti che mi sarebbe piaciuto approfondire e condividere cosi invitavo il soggetto magari a scrivere un commento sul blog o su FB ma tutti mi hanno risposto all’incirca questo “No Catia non mi va di scrivere della Michelin meglio di no, non voglio brutte sorprese” oppure “Catia tu sei stata coraggiosa, ma io ci tengo al mio lavoro” o ancora “Catia io ci tengo alla mia stella”.

E la chiamate Guida? Non sarebbe meglio Mammasantissima?

Non avremo naturalmente mai risposta se non nel sottobosco.

Per fortuna che ottobre è periodo di funghi.

Comunque riprendendo le fila perché era funzionale il precedente articolo?

Perché il locale peggiore visitato durante il nostro mese tra la Thailandia e il Vietnam è stato un posto che la Rossa ha premiato con una stella l’anno scorso e che per la 50Best non esiste.

Un posto che a mio avviso hanno deciso di inserire per scelte di marketing legate appunto al fiato sul collo che ricevono dalla 50Best, per apparire giovani e smart, ma non certo per merito.

Parliamo di Raan Jay Fai di Bangkok.

Siamo nella categoria street food per La Guida Michelin.

Ora quando vi dicono street food voi cosa vi immaginate?

Una camionetta, un chiosco, uno stand o un banchetto che propone un cibo pronto o semi-pronto che consumate poi per strada o appoggiati a un palo giusto?

Da definizione FAO per street food si intende:

Alimenti, incluse le bevande, già pronti per il consumo, che sono venduti (e spesso anche preparati) soprattutto in strada o in altri luoghi pubblici (come mercatini o fiere), anche da commercianti ambulanti, spesso su un banchetto provvisorio, ma anche da furgoni o carretti ambulanti.

Raan Jay Fai ha un indirizzo, è un luogo fisso da circa 35 anni, ha una sala, un bagno, una cucina in parte a vista e in parte dietro, una zona lavaggio, tavoli (seppur unti e appiccicosi) interni ed esterni, ha un menu, due camerieri (seppur totalmente incapaci), aiuto cuochi, i prezzi che oscillano tra i 20 e i 25€ per singolo piatto e tempi di attesa per ricevere quanto ordinato che vanno dai 20 ai 30 minuti a portata perché il cibo è preparato espressamente e tutto ciò che viene preparato si mangia con le posate.

Mi piacerebbe tanto capire: perché questo non è il cibo di un ristorante, ma è street food per la Rossa?

Se poi ci aggiungi che, il termine francese restaurant (da restaurer, “ristorare”) nasceva con il significato di “un cibo che ristora”, e si riferiva specialmente ad una minestra ricca e da Raan Jay Fai di zuppe è pieno, il mistero si infittisce.

Forse perché è malconcio come una baracca?

Fa nulla allora che le posate le ho prese da sola dopo averle chieste infinite volte, che io e mio figlio abbiamo bevuto l’acqua del nostro vicino perché non è bastato chiederla sei volte per avere una bottiglia o che mi hanno sbagliato l’ordine, che la sporcizia fosse ovunque (sono stata li fissa dalle 11 per notare scarichi e preparazione), che lo stoccaggio delle materie prime è avvenuto per terra in strada, fa nulla perché io già la sento la voce dell’incoerenza “Noi valutiamo la performance assoluta del piatto”.

Eh no! Perché un conto è valutare il piatto nel campionato dei ristoranti e un conto è metterlo in quello dello street food.

Adesso se un Omelette può gareggiare per prendere la stella è naturale che anche la Pizza, la Porchetta, “O per e O Muss”, il Cuoppo, la Frittatina di Pasta, l’Arancina, Il Quarumaru, la Stigghiola, il Suppli, il Trapizzino devono avere lo stesso diritto.

Poi certo in un solo anno noi rischieremmo di avere più stelle del suolo francese e questo capisco che possa essere un problema, ma magari quando decidete di fare un’operazione commerciale per darvi una svecchiata ponderatela meglio.

A maggior ragione che facendo una chiacchierata con la proprietaria, la Signora Supinya Junsuta, chef del Raan Jay Fai, nemmeno lei è apparsa felice della vostra decisione, a tal punto che di risposta al mio “Come si sente ad aver preso la stella?

È felice?”, ho ricevuto “No sono molto stressata e stanca, mia figlia ha smesso dopo tanti anni il suo lavoro perché è stata costretta a venire qui a darmi una mano, non ho più tempo per cucinare con calma e ho 70 anni, cucinavo da anni per la mia clientela locale ora cucino solo per i turisti, è mia intenzione restituire la stella”.

Ma adesso torniamo alla performance assoluta del piatto, partendo proprio da lei:

Crab’s omelette

La temperatura di frittura troppo elevata lascia i suoi segni sia all’occhio che al palato con una nota amara non piacevole, il ripieno non è omogeneo nel gusto con un uovo a tratti ben cotto a tratti crudo quindi liquido.

Data la grandezza e la spesa (26) viene mangiato come piatto unico da quasi tutti gli avventori che ordinano principalmente questo.

Sukiyaki nam Talay.

Zuppa con mix di verdure e selezione di frutti di mare.

Tra le verdure abbiamo il cavolo cinese (eccessive le foglie), i funghi, lo spinacio d’acqua, le mini pannocchie, le carote.

Pesce: calamari e gamberi.

Purtroppo ha prevalso la dolcezza del sesamo su tutto compreso il pesce, appiattendo totalmente il gusto. Questa zuppa ha una variante con carne di manzo affumicata, che ritengo più equilibrata nel gusto.

Consiglio: per capire le zuppe in Thailandia come in Vietnam è necessario fermarsi in ogni baracchino, anche il più lurido, il costo lo permette (2circa), anche solo un paio di cucchiai, solo così si percepiranno le sfumature di questo fantastico mondo.

Tom Yum Goong Prawns

La tradizionale zuppa thai.

Il contrario della precedente.

L’orgasmo del piccante, una vera zuppa Tom Yum deve bruciare la bocca, ma allo stesso tempo, deve avere un contrasto piccante/aspro e una hit di freschezza che viene dal succo di lime e dal coriandolo fresco. Il brodo di base è insaporito con salsa di pesce e zenzero. Quando questi sapori hanno infuso la zuppa, si aggiungono gamberi, funghi ed erbe fresche.

Amando il piccante questo è il mio paradiso, la versione della Signora mi è piaciuta per l’equilibrio raggiunto nonostante la complessità e la varietà degli ingredienti.

Drunken noodle

Piatto dai rimandi cinesi viene detto “ubriaco” perché è cotto quasi esclusivamente con la soia che impregna ogni ingrediente.

In particolare abbiamo sia la salsa chiara che quella scura, nella prima si saltano le tagliatelle di riso, nella seconda necessaria a dare dolcezza al piatto si cuoce tutto il resto. Il peperoncino fresco insieme alle foglie di basilico apportano freschezza e allungano i sentori.

La versione proposta è tutt’altro che ubriaca siamo in piena sobrietà, le verdure troppo indietro di cottura mancavano proprio di quella bagna che doveva dare il carattere al piatto.

 

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