Ciro Oliva, pizzeria Concettina ai tre santi

Commenti (162) Pit Stop

Ciro

Breve dialogo tra me (C) e Mister Brainless (MB):

C: “Alt, fai attenzione, questa non è una “recensione” o il solito post di Cibettiamo in cui io esprimo la mia valutazione sul cibo.”

MB: “Perché?”.

C:”Perché questa è una pizzeria e come chiunque può notare io sul blog non scrivo di pizzerie.”

MB: “Perché?”.

C: “Per incompetenza”.

MB: “Perché?”.

(Mica a caso si chiama Brainless!).

C: “Perché seppur questo sia un blog dal livello di cazzeggio alto, ho totale rispetto per il lavoro degli altri e non emetto valutazioni su un lavoro che non so comprendere”.

Argomento:

Quante volte vi è capitato di portare la macchina dal meccanico per una spia accesa senza che la macchina comunque riportasse un guasto evidente al vostro occhio?

A me svariate.

Ritirate la macchina la spia è spenta, per voi il meccanico ha fatto un buon lavoro seppur cosa abbia fatto e come rimarrà a voi un mistero.

Le 100€ richieste per il lavoro svolto sono un furto o il giusto prezzo? Difficilmente conoscerete la risposta.

Comunque siete felici ed appagati.

C’e il meccanico più o meno economico, più o meno veloce o semplicemente quello comodo sotto casa.

Questo è il mio modo di fruire delle pizzerie.

Un paio di volte a settimana mi si accende una spia che dice “PIZZA”, è una costante da che ho memoria, sono talmente dipendente da pizza (e pasta) che ho un reportage segreto di foto che mi collocano in delle discutibilissime pizzerie all’estero per sedare anche in vacanza la mia assuefazione.

Reggo 7gg massimo dopodiché mi siedo anche nelle peggiori pizzerie di Caracas.

Mi reco quindi in pizzeria ed esco con la spia spenta.

Pago a volte pochissimo a volte molto più apparentemente per spegnere sempre la stessa spia.

Se tanto o poco nemmeno so valutarlo perché come per il meccanico il lavoro svolto dal pizzaiolo dietro le quinte rimane per me un mistero.

Figuriamoci quindi se io possa essere in grado di emettere sentenze.

MB: “Quindi Catia mi stai dicendo che non hai nessuna difficoltà ad esprimere valutazioni su un tre stelle mentre su una pizzeria non sei in grado?”.

C: “Si sto affermando proprio questo”.

Argomento: il concetto purtroppo sembra assurdo perché è pregiudizio comune che la figura dello chef stellato sia superiore a quella del pizzaiolo quindi se riesco a parlare di un top gamma è impossibile che io non sappia parlare di un modello base.

Pregiudizio dettato da tanti luoghi comuni:

il pizzaiolo non può ambire alla tecnica di uno chef, non è proprio in grado di sviluppare certi assemblaggi di gusto, di elaborare certi equilibri di ingredienti semi sconosciuti, di affinare quel senso estetico raffinato dei grandissimi…. insomma ammettiamolo parliamo di persone che il più delle volte a malapena sanno parlare l’italiano!.

Da un lato abbiamo il cuoco Homo Sapiens Sapiens con pentole e provette.

Dall’altro abbiamo il pizzaiolo Homo Erectus con la sua scoperta del fuoco.

A me piace pensarla in maniera differente.

A me piace pensarla che al pizzaiolo non glie ne può fregar di meno di fare lo chef.

A me piace pensarla che il pizzaiolo non sa fare lo chef, ma che Joan Roca di sicuro la pizza buona non la sa fare.

A me piace pensarla che un pittore non è superiore ad uno scultore e che entrambi producono Arte.

Semplicemente ritengo di aver maturato le competenze per parlare di pittura e di non averle affatto per parlare di scultura.

La pizza è una forma d’arte complessa quanto la cucina se non più, ha aspetti storici, sociali, geografici, alimentari, tecnici da cui chi scrive non può prescindere.

Spero di colmare la mia lacuna al più presto.

MB: “Catia scusa, ma allora perché hai deciso di scrivere della pizzeria Concettina ai tre Santi?”

C: “Perché io voglio parlare di Ciro Oliva, perché io ho mangiato una pizza fantastica, ma questo credimi è secondario”.

Iniziamo….

Nell’era del digitale, con la presunzione di scrivere di food, ci si può recare in un posto per mangiare senza aver preso visione del luogo, della zona, di qualche recensione e di notizie varie sulla proprietà?

Io l’ho fatto, sono andata da Concettina solo perché ci stava pranzando un amico, la mia unica informazione era l’indirizzo.

Il web ci sta togliendo l’emozione dell’effetto sorpresa #sapevatelo .

Sul taxi in direzione ho il sospetto di essere vestita in maniera totalmente inadeguata e il tassista sembra non volersi arrendere alla mia destinazione e cerca di dissuadermi in tutti i modi:

“Rione Sanità non è una zona per una donna sola elegante come lei….si è una pizzeria famosa, ma ce ne sono tante a Napoli buone come quella per di più in zone esclusive”.

Non resisto e avvio la mia prima ricerca sul web scrivendo rione Sanità e incappo in questo articolo:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/12/napoli-rione-sanita-la-speranza-di-chi-vive-sono-i-morti/1152092/

Le notizie non sono buone, ragiono, non sono sola seppur io non ce lo veda A.S. a sguainare la spada per difendermi, siamo in pieno giorno, terzo ho 20€ in contanti….Si penso di potercela fare

In compenso ho acquisito la prima informazione: la pizzeria è famosa.

Il taxi mi lascia a metà della via, ambiente folcloristico abbastanza decadente, di fronte ai miei occhi una folla infinita di teste, credevo fosse un corteo, no era la fila per entrare da Concettina.

Mi faccio largo per oltrepassare la porta, ma vengo bloccata da Mr Sopracciglia Ali di Gabbiano che con microfono in mano dirige le prenotazioni.

Fortunatamente il mio arrivo era stato annunciato e Mr Sopracciglia con gentilezza mi fa accomodare.

Mi viene incontro Ciro Oliva, quarta generazione, lui oggi è alla guida della pizzeria.

Non riesco a credere a quello che vedo, questo scugnizzo di 23 anni, alto come due sacchi di farina è colui che porta avanti la baracca?

Sembrerebbe proprio di si anche se Ciro naturalmente ci tiene a focalizzare l’attenzione sui veri registi della macchina, i mastri pizzaioli : chi stende, chi condisce, chi inforna.

Personale che lavora nella pizzeria in alcuni casi da prima che Ciro nascesse.

E Ciro allora che fa?

Crea valore e alimenta sogni.

Questo non vuol dire che Ciro non si intenda di pizza, al contrario non cadete nell’errore di entrare nel tecnico, potreste incanalarvi in un tunnel senza uscita, ma la pizza appare quasi un pretesto per parlare di problematiche più grandi, vengo totalmente rapita dal carisma di questo ragazzo, i suoi progetti sociali sul rione mi conquistano.

Sapete cosa batte una margherita a mio avviso ottima?

Una margherita sostenuta da un progetto sociale di valorizzazione.

Nasce così la “pizza sospesa”.

Si parte dalla prassi napoletana consolidata del “caffè sospeso” e si applica sulla pizza.

Ovvero la possibilità di offrire una pizza fumante e saporita a chi non può pagarsela.

L’offerta è libera, si può contribuire anche con 1€, tale contributo viene aggiornato quotidianamente su una lavagnetta.

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Racconto a Ciro il mio aneddoto del tassista restio a portarmi nel suo locale, gli chiedo perché dato il successo non valuta di spostarsi o di fare una succursale magari nel lungomare.

“Perché io non tradisco chi mi ha fatto del bene, è mio dovere ricambiare, condividendo proprio con il quartiere che mi ha reso noto il successo.

Io non lascio il mio quartiere solo perché alle persone della Napoli bene da fastidio di venirsi a mischiare qui, piuttosto mi diano una mano a risollevarlo questo quartiere, io voglio ridargli la dignità e la bellezza che aveva un tempo”.

Ma le iniziative non si fermano qua, perché Ciro si adopera per insegnare un mestiere ai ragazzi più sfortunati del quartiere, con il Mulino Caputo organizza degli eventi supportati dalla Comunità Sant’Egidio per distribuire gratuitamente pizze favolose a chi non può permettersele, e a breve un’iniziativa dedicata sempre ai bambini della Sanità.

Finisco il pranzo, nella passeggiata di ritorno con una Cicerona di eccezione M.A., vengo accompagnata per vicoli sconosciuti ad asplorare delle bellezze che si rivelano timide, ma imponenti.

Non posso che dare ragione a Ciro.

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Mentre cammino capisco perché questo ragazzetto di 23 anni già padre di due bimbi, mi è entrato in un attimo nel sangue, un’empatia quasi imbarazzante.

Ciro è l’incarnazione di un pensiero che io sostengo da tempo:

Che le pizzerie non devono ricevere stelle dalla Michelin perché l’ispettore della pizzeria deve rimanere il popolo.

La Michelin non deve contaminare un terreno che non gli appartiene e che sicuramente non ha nemmeno gli strumenti per capirlo figuriamoci giudicarlo.

Che lo chef rimanga sotto il regno della Michelin e il pizzaiolo sotto quello del popolo, ad ognuno il proprio sovrano.

Ciro oggi è sostenuto dal suo rione, dalla sua gente, una stella lo farebbe veramente brillare di più?

Io non credo!.

 

A ruota libera.

A seguire una serie di foto di ciò che ho degustato, come dichiarato in apertura nessun commento.

Voglio però raccontarvi una cosa curiosa.

Nel pomeriggio, dopo il pranzo ho partecipato ad un evento di un amico, dove riuniti c’erano la crema e non del mondo enogastronomico partenopeo, come spesso faccio quando mi infatuo di alcuni personaggi cerco di fare domande in giro per disinfatuarmi e vedere con più obiettività la persona.

“Conosci Ciro Oliva? Ci collabori? Che tipo è?”.

Due persone diverse, in due momenti diversi, senza che nessuno sapesse dell’altro, risposta quasi identica.

Raffaele Barlotti.

Alberto Zampino.

“Si Catia prende le cose da me, lo fornisco da un po’ ….; è uno vero….; che ci crede veramente a quello che fa e sta attentissimo a tutto, pensa che malgrado ci conoscesse, prima di prendere il prodotto è voluto venire in azienda, conoscerci tutti personalmente, vedere le cose da vicino e spiegarci il suo lavoro. Catia credimi ste cose le fanno in pochissimi”.

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162 Responses to Ciro Oliva, pizzeria Concettina ai tre santi

  1. Gennaro scrive:

    W il nostro quartiere sanità

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