Zuma, nuova apertura Roma

Commenti (127) Ristoranti

insegna

Riflettendo credo di non aver atteso nemmeno mai un fidanzato come l’apertura di Zuma.

È il mio quarto Zuma dopo Londra, N.Y. e Miami.

Apertura in sordina e grande mistero per riservare un tavolo per la data.

Ufficialmente si doveva mandare una mail all’indirizzo sul sito e così ho fatto, alla quale non ho ricevuto nessuna risposta, nemmeno un “si ammazzi non c’è un tavolo libero prima di 10 gg”, niente.

Ufficiosamente, seppur non condividano con Fendi nulla se non l’ingresso, ho fatto valere quel buon 40% del mio armadio firmato dalla Maison per far scalare la mia prenotazione fino alla cima del monte Fuji.

Poi gli uomini dicono che i soldi spesi per le scarpe e le borse sono soldi buttati!!!.

E così privilegiatissima varco la sacra soglia il primo giorno.

Vorrei iniziare da quello che per molti può essere niente più che un particolare:

Il vaso all’ingresso.

01

Anche la pianta di cavolo della mia amica Giulia avrebbe avuto più stile.

Un incrocio tra quelle composizioni cinesi di fiori finti, lo zen giapponese e la massaia che con due rametti sporgenti sa dare volume ed altezza in facile modo.

Insomma sei un contemporary, glamour, japanese restaurant e non un cinese sulla Casilina.

I rimanenti arredi, tranne per due eccezioni date dal grande tavolo padronale della seconda sala e del muro divisorio fatto in pannelli in legno, sono ben lontani da lasciarmi senza fiato e ancor peggio di essermi rimasti impressi tanto è che per scriverne ora mi sto servendo delle foto scattate.

Eppure anche qui caro Zuma partivi con una bella strada spianata, parliamo di uno dei più bei palazzi di Roma, con spazi ampi e senza vincoli evidenti tipo colonne o angoli angusti.

Mi ritrovo un paio di giochi di colore su due sale dominate da una distesa infinita di tavoli, senza nessuna alternanza, un pavimento anonimo, delle pareti peggio.

Io capisco la filosofia del naturale, della contestualizzazione senza stravolgere, ma qui il carattere è proprio deboluccio.

02

03

04

 

Il meglio poi te lo sei riservato nella scelta delle sedute e sul lavandino dei bagni.

Le prime di un pesante da guinness il secondo con una fotocellula impossibile da individuare alla vista e così che succede?

Tu metti le mani sotto a intuito e l’acqua esce all’altezza della camicia!

Stigliature altrettanto viste e riviste.

Personale:

Questa è l’unica cosa che mi ha affascinato e conquistato del posto, questa è l’unica cosa dove ho visto una scelta stilistica nitida di carattere e ben riuscita.

Informale, ma curato, un vero miraggio da queste parti.

Tanti ragazzi intenti non solo a portare i piatti, ma a voler instaurare un rapporto di dialogo con il cliente, per trasmette con informalità notizie sul pensiero Zuma, per cercare di capire i gusti della persona e accompagnarlo nella scelta.

Il tutto con estrema cortesia, garbo e soprattutto naturalezza.

Nel mio tavolo sono andati fortemente in affanno, tra pietanze doppiate, alcune non portate affatto, altre non disponibili, eppure fino all’ultimo si sono dati da fare per recuperare sempre con grandi sorrisi.

Cocktail buoni, ma dalla presentazione migliorabile.

Ed ora la cucina.

La notizia più brutta è che i prezzi sono abbordabilissimi, quindi nel giro massimo di un anno “esclusività addio!”.

È questo mi sorprende perché dagli altri Zuma esci abbastanza piegato, forse avranno saputo che da noi c’è la crisi e quindi si sono adeguati per i poveracci che siamo.

Per il resto il cibo è come il vaso all’ingresso.

Tutto si svolge secondo il concetto Izakaya (almeno questo lo hanno asciato uguale con le altre location), ovvero cibo da condividere a tavola senza troppe formalità.

Tre sono i punti da cui approvvigionarsi:

Dalla cucina centrale.

Dal banco sushi.

Dal banco della griglia a carbone.

Ho cercato di approvvigionarmi ovunque, naturalmente con il lanternino ho individuato gli unici tre piatti non presenti in cucina che naturalmente non erano stati annunciati.

Ci sono i loro piatti storici e poi un mix di proposte che dovrebbero muoversi senza la rigidità della cucina purista giapponese e senza tendere troppo verso il fusion.

Ok non sei carne non sei pesce, ma cosa sei?

A me è apparso tutto abbastanza ordinario, rassicurante, senza nessun picco né sulla qualità, né sulla tecnica, né sulla risultante gusto.

Tutto troppo tondo, morbido, con la solite salse a chiudere.

Un cibo di accompagno di facile presa per coinvolgere un ampio pubblico senza variabili complicate.

“Catia, ma era il primo giorno e il rodaggio?”

Mi spiace qui l’attenuante rodaggio non deve essere proprio presa in considerazione (se fosse per me in rarissimi casi andrebbe valutata) per due semplici motivi: il primo perché non stiamo parlando del ristorantino della coppietta appassionata, ma alle prime armi che realizza il suo sogno di aprirsi una trattoria dopo anni che mettono i soldi nel salvadanaio.

Zuma è un colosso.

Secondo perché tale colosso il rodaggio a tutto il personale delle nuove aperture lo fa fare per ben due mesi nella sede storica di Londra.

Non si tratta del pizzico di sale in più o del minuto in meno di cottura, si tratta di piatti dalla personalità debole che rimarranno quelli perché standard nella scelta della proprietà.

Non dico un cibo protagonista alla Nobu, ma almeno alla Finger si!.

Sicuramente il luogo farà presa perché il certo senza sorprese a molti piace averlo a casa, ma la coerenza poi sta nel non farsi l’amante cazzuta con cui divertirsi veramente.

Ed ora i piatti.

Calamaretti fritti con peperoncino verde.

Dei piccoli sassi dal gusto lontano.

05 

Sushi di salmone e avocado.

Altro gusto anonimo.

06 

Tonno più bello a vedersi che a guardarsi.

Un tonno probabilmente estero e questo è tutto dire.

07 

Anguilla.

Carne troppo cotta che con il peso della salsa finisce per risultare flaccida nella bocca.

08 

Tonno scottato con cipolle rosse agrodolci e salsa ponzu.

Le cipolle erano la cosa più buona del piatto.

09 

Merluzzo nero cotto in foglia con salsa al wasabi.

Buona la cottura e intensi i profumi.

10

 

Pollo allo spiedo.

Portata che mando indietro per l’eccessività dell’aglio ed io sono una che mangia soffritti in abbondanza, non riesco minimamente a percepire la piacevolezza della carne.

Il maître torna e mi spiega con infinito garbo che ha fatto presente allo chef che lo ha assaggiato e che conferma la quantità.

L’eccesso per lui è dato dallo zenzero che accentua molto il sapore dell’aglio.

Allora che dire?

Un piatto per temerari.

11

 

Zuma restaurant
Palazzo fendi
Via della Fontanella di Borghese, 48
00186, ROMA

 

127 Responses to Zuma, nuova apertura Roma

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>