Antica Osteria Cera, famiglia Cera, Lupia

Commenti (85) Ristoranti

Eravamo in tre

All’uscita la domanda che chiude il cerchio:

“Catia che ne pensi ci torneresti?”

Ed io, che ormai ho imparato:

“Voi ci tornereste?”

La prima persona non ci tornerebbe, ma in realtà ci torna spesso perché unica soluzione nella zona per cene di alta rappresentanza.

La seconda persona non ci tornerebbe, ma in realtà ci torna spesso perché unica soluzione come materia prima nella zona.

La terza persona, ovvero io, ci sono andata perché volevo provare un ristorante ottimo e questo era unica soluzione nella zona.

Signori ci troviamo di fronte al fatidico caso in cui il dilemma è:

“Funziona perché non ha il piano B o funziona e basta?”

Che funzioni è fuori ogni dubbio, per capirlo basta fermarsi al parcheggio del ristorante.

Non vedevo un parco macchine del genere dai tempi d’oro del Luigi XV a Montecarlo.

Se funzionasse perché non ha il piano B sarebbe grave?

“Beh no, ma fin quando il piano B non arriva non si può dire se funzionerebbe ugualmente”.

Allarghiamo le nostre vedute:

Non conosco personalmente un matrimonio o relazione affettiva stabile e duratura che non abbia affrontato lo spettro (solo che spesso porta la quarta di seno) del piano B.

Mentre sei intenta a fare il cambio di stagione alle piante e ti illudi che il tuo micro terrazzo occupato per 3/4 da uno squallido stendipanni possa essere degno di una copertina di AD, hai il piacere di conoscere o meglio spiare la tua nuova vicina.

Qualcosa ti annuncia che oltre ai fiori dovresti occuparti di altro, ma il tuo è un matrimonio stabile e strutturato, fatto di progetti consolidati, successi raggiunti con sacrificio e tu non sei certo il tipo di donna che si fa scalfire da ogni coscia nuova che gira nella zona.

Inaspettatamente scopri che sopra il collo della signorina c’è di più e quando ne prendi atto le tue amiche fanno yoga con lei da un pezzo e tuo marito è il suo addetto agli esterni in attesa di promozione “agli interni”.

Hai decisamente sottovalutato la questione.

Come si fa?

Come fanno i buddisti, trasformi il veleno in medicina, sviluppi la capacità di trasformare una situazione difficile in qualcosa di positivo.

Ti metti in discussione, cosa che magari non fai da troppo tempo.

Questo a mio avviso è il potenziale della concorrenza per un’attività ristorativa.

Come si fa ad essere veramente certi che quel cliente è acquisito se pur volendo tale prodotto lo può comprare solo da te?

Questa è la ragione per cui ho preferito nel precedente post far parlare i piatti scevri dalla location affermata, dal cognome che rende la famiglia Cera un caposaldo nella ristorazione e dalle due stelle Michelin che collocano il ristorante nella schiera degli “intoccabili”.

Non sono affatto sicura che a parità di contorni (ambiente/qualità) il cliente scelga di tornare a mangiare quei piatti.

Ma sono altresì sicura che se arrivasse una concorrenza di ugual portata nella zona, la cucina reagirebbe con una determinazione che farebbe la differenza sul risultato.

Io ho amato la macchina, ma non il suo motore.

cera-1

cera-2

cera-3

 

La sala sincronizzata come nel più ineccepibile walzer lavora sartorialmente su grandi numeri.

La Sig.ra Cera diffonde charme e cortesie su ogni tavolo.

L’ambiente è curato nel dettaglio e pregiato in ogni scelta.

La carta dei vini risponde ad ogni esigenza medio-altissima.

Ti guardi intorno e noti solo donne impeccabili e fascinose unite a uomini di potere che se la godono.

Mi sentivo come un maiale che ruzzola nel fango, tutto mi era congeniale, fin quando all’arrivo delle ghiande non sono stata colta da uno smarrimento “palatale”.

L’offerta è un insieme di presente, passato, futuro.

Tanto è definito a livello architettonico il passaggio, dopo la ristrutturazione, da semplice osteria a ristorante “importante” quanto è incerta l’identità della cucina.

Un menù che indossa le vesti del contemporaneo con un crudo di pesce in 8 assaggi, un attimo dopo ti catapulta con le Hawaianas in una trattoria di mare anni 80 con quel sedano buttato alla mala peggio sul piatto della catalana, quello dopo ancora in un semplice ristorante come altri 1000 che ti da il branzino e patate con la solitaria punta di timo infilzata in cima al piatto e infine chiude aderendo ai trend gastronomici da bistellato con “l’orto d’inverno” (dolce notevole).

Capisco che “la semplicità è il concetto più difficile da interpretare”, ma ancor prima del risultato è l’intento che non mi arriva.

Unico filo conduttore la materia più che buona (non eccellente), ma può bastare?

Per il mio palato decisamente no.

Inutile infliggere altre parole nello specifico dei piatti che si esprimono da soli.

Crudo di pesce “I colori del mare”.

cera-4

cera-5

 

Catalana:

di aragosta e crostacei con pomodoro, cipolla e patate.

cera-6 

 

Granseola alla veneziana.

cera-7 

Branzino al vapore di timo, profumo di limone e schiacciata di patate.

cera-8 

Anguilla laccata ai “Capitelli” con salsa di agrumi.

cera-9 

 

Orto d’inverno:

cavolo nero, broccolo verde, cavolfiore, puntarelle, radicchio (dessert senza glutine).

cera-10

85 Responses to Antica Osteria Cera, famiglia Cera, Lupia

  1. Franco Zorzet ha detto:

    A me sembra un commento molto gratuito e superficiale.
    Cosa significa piano B?? Oggi uno prende la macchina e va dove vuole, c’è chi si fa un viaggio pur di andare a mangiare in un dato locale, per cui la affermazione è priva di consistenza. Il parco macchine e gli “uomini di potere”: è una colpa se uno va al ristorante con una bella automobile o in giacca e cravatta? Cosa c’entrano le auto e i vestiti col giudizio su un ristorante? Circa il menù, io ero il giorno dopo a mangiare da Cera con diversi amici, alcuni in giacca altri no, abbiamo mangiato quasi tutti un piatto diverso, e non abbiamo riscontrato sedani buttati là sulla catalana o altre cadute nelle presentazioni, anzi hanno servito un risotto di pesce in un modo mai visto prima.
    In sostanza, ritengo la cucina di Cera un esempio di rispetto verso la tradizione gastronomica del passato, ma con uno sguardo proiettato fortemente al futuro. Poi la soggetività nei giudizi è doverosa , a qualcuno può piacere ad altri no, ma la arbitrarietà e forse i preconcetti meglio lasciarli a casa

  2. Anna Cortesi ha detto:

    Claudio De Min sono perfettamente d’accordo con la tua risposta perché dare certi giudizi dopo una sola volta che si è andati in un ristorante mi pare un po’ azzardato. Da Cera ho visto persone normalissime, coppie di ragazzi, famiglie.
    Del resto Andy Warhol ha detto la sua frase più famosa e premonitrice: “Nel futuro ognuno sarà famoso, al mondo, per 15 minuti” e oggi un blog non si nega a nessuno.

  3. Anonimo ha detto:

    Premesso che non siamo mai molto indulgenti nei nostri giudizi, la nostra delegazione ha proposto e la presidenza nazionale ha assegnato all’Antica Osteria da Cera il diploma di “cucina eccellente” a dimostrazione di una qualità di ristorazione espressione della migliore cultura dell’alimentazione e della civiltà della tavola. Ettore Bonalberti delegato dell’Accademia Italiana della cucina di Venezia Mestre

  4. Lionello C'era ha detto:

    Gentile Catia,
    ho letto (purtroppo in ritardo e solo per questo le rispondo solo oggi) il suo commento sul nostro ristorante.

    Premetto che, come lei certo saprà, fare bene ristorazione significa lavorare con serietà, grande passione, impegno e sudore tutti i giorni. E noi lo facciamo da almeno 50 anni.

    Premetto anche di non ritenere di avere la necessità di quello che lei chiama un “piano B”. Abbiamo la sala sempre al completo, clienti quasi sempre soddisfatti (basti vedere il nostro rating su Trip Advisor) e ritengo che proprio grazie a queste premesse siamo riusciti a convincere della bontà del nostro lavoro anche gli ispettori delle principali guide gastronomiche.

    Avrei anche qualche rilievo da fare nel merito delle immagini pubblicate sul suo post. La foto pubblicata della “Catalana” non è certamente attuale ma propone un impiattamento vecchio di almeno 15 anni. Si tratta tuttavia di un piatto che fa parte della storia del nostro ristorante riproposto perché continuamente richiesto dai nostri clienti. Anche l’immagine del Branzino al sapore di timo pubblicata nel post a quanto mi dicono i miei ragazzi della cucina è stata scattata molto tempo dopo essere stato portato in tavola. La preparazione del piatto prevede per il branzino una cottura a bassa temperatura e la successiva emulsione dell’acqua di cottura con olio extra vergine di oliva e limone. E’ naturale che la schiuma risultato dell’emulsione non può mantenere a lungo la sua struttura e con il passare del tempo tende a scomporsi.

    Ma questi dal mio punto di vista sono solo aspetti secondari. So benissimo che non sempre le immagini di un piatto pubblicate in un blog vuoi per ragioni di luce insufficiente, vuoi per la qualità stessa del mezzo utilizzato, vuoi per la fretta con cui sono scattate non sempre rendono giustizia al piatto fotografato. E’ un dazio che sappiamo di dover pagare.

    Ciò che più mi preme in questo momento è di comprendere le reali ragioni della sua insoddisfazione. Per me e per la mia famiglia l’opinione di tutti i nostri clienti è importante e se siamo “sopravvissuti” per così tanto tempo non è certo grazie alla mancata concorrenza ma perché come ci insegna il nostro mestiere sappiamo ascoltare i nostri clienti.

    Torni a trovarci, se può e lo desidera, sarò felice di raccontarle personalmente i nostri piatti, come e dove reperiamo la nostra materia prima, come la trattiamo in cucina. E sarò felice naturalmente di ascoltare con sincerità le sue impressioni.

    Cordialmente
    Lionello Cera

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *