Piazzetta Milù chef Luigi Salomone, Castellammare di Stabia

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In base a quale criterio un uomo sceglie il ristorante del primo appuntamento con una donna?

A mio avviso come sceglie quanto spazio farti nel suo armadio dopo il fatidico “vieni a vivere con me?”.

Ipotizziamo una casa media con un armadio a sei ante.

C’è l’uomo che pur di farti felice e vedere che cammini per casa con un maglione di cachemire gamba nuda e Ugg riduce la sua esistenza ad una anta, due buste di panni sottovuoto ed un appendiabiti/sedia.

Il vostro primo ristorante è stato scelto senza “vostro”, è stato il primo ristorante “tuo” in cui lui ti ha fatto compagnia.

Nella migliore delle ipotesi tu hai scelto il posto e lui lo ha prenotato, nella peggiore l’unica traccia della sua presenza è stata la firma sulla strisciata della carta di credito.

Il tipo ha assecondato e vissuto senza batter ciglio la tua fase vegana, la tua fase fusion, la tua fase agriturismi bio, la tua fase “gourmet”, figuriamoci come ha passivamente accettato il luogo del primo incontro, dal pericolo del salasso economico alla probabilità di ingurgitare cose che avrebbe sempre tenuto nascosto alla sua povera mamma, lo zerbinaggio avrebbe potuto non aver limiti se non fosse che un bel giorno si è sentito dire “basta, io con te non ho stimoli!”.

Poi c’è l’uomo che ti da 2 ante su 6 e descrive a tutti i suoi amici quanto la vita gli è cambiata e quanti sacrifici fa da quando ci sei ANCHE tu a casa, del tutto ignaro che dare ad una donna due ante è come pretendere che un leone si sazi con la stessa quantità di cibo che sazia un canarino!.

Sente e vede solo se stesso.

Il luogo del primo incontro è probabilmente un luogo rassicurante in cui lui è di casa, poco importa se è specializzato in carne e tu sei vegetariana, in fondo due verdure grigliate le fanno tutti.

È quel tipo che un giorno torna a casa e trova le due ante vuote e a distanza di anni non si sa ancora dare una spiegazione.

Infine c’è il tipo razionale, quello che ti conta tutto, scarpe, borse, vestiti persino i guanti ed in base ad un suo calcolo preciso, partorisce da Ikea dopo 8 ore di progettazione la suddivisione interna delle 6 ante.

Attenzione però a comprarsi una scarpa in più e a non comunicarglielo in tempo.

In tale caso scegliere la location non è cosa facile, l’uomo deve avere il tempo di inserire tutte le sue variabili (anche dette pippe mentali) e di valutare le percentuali di rischio, così nulla di più probabile che nel tempo trascorso dal generico “magari una sera ci mangiamo una cosa insieme” al “domani sera se non hai impegni andiamo da….” la meta scelta abbia cambiato gestione.

Il ristorante prescelto ha sicuramente 50 pagine di recensioni positive su tripadvisor (che naturalmente lui ha letto con dovizia), ma, malgrado l’impegno, nulla si muove al di sopra del mediocre nella sua accezione di medio.

Piazzetta Milù risolverebbe l’esistenza e la triste sorte a molte di queste coppie.

E non mi riferisco al solo cibo.

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Vivo di colpi di fulmine, non solo ci credo, ma tutto nella mia vita è avvenuto secondo questa dinamica.

Funziona così, durante la prima ora mi innamoro, dalla seconda cerco di dissuadermi facendo bastian contrario a me stessa, se la parte razionale passa, mi abbandono ai sensi.

Così è stato da Piazzetta Milù, nel momento in cui ho escluso che l’euforia fosse data dal vino (seppur non sia mancato), ho iniziato a incastrarmi sugli arredi, sui tempi di servizio, sui bagni, sulle divise del personale, sulla qualità degli ingredienti, sui prezzi, persino sul font del menù, ma nulla ha impedito la mia infatuazione.

Piatto dopo piatto non potevo che arrendermi ad un espressione che tendenzialmente detesto:

“Un posto che mette d’accordo tutti”.

Sei un taccagno?

Un degustazione a 48€ per 5 portate non potrà che rasserenarti.

Vuoi berti una birra o regalarti un rosso francese tostissimo?

Lo puoi fare!

Tu o la tua donna siete Amuchina dipendenti ?

Sarete compiaciuti da un locale che malgrado la forte presenza di pedane e scaffalature in vetro non presenta un granello di polvere.

Amate l’azzardo o al contrario vivete di poche solide certezze gastronomiche?

Nessun problema per un menù che spazia dal creativo alla bistecca alla brace con la stessa precisione di esecuzione.

Hai bisogno di quelle coccole che ti fanno ancora sentire attaccato alla tovaglia di mammá o al contrario sei compiaciuto dall’asettica professionale formalità?

Una sala impeccabile lavorerà sartorialmente sul tuo tavolo.

Vuoi godere di cibo o penalizzarti con un’insalata?

Nessun problema.

Questo il mio percorso:

Vini:

Il sommelier Emanuele gioca con grandissima padronanza su generi e zone geografiche, mantenendo sempre l’attenzione alta.

Champagne Rosè de Saignée Premier Cru – Lermandier Bernier

Uno Champagne che adoro.

 

Gattinara 2008 – Nervi

 

Juraçon sec 2013 – Domaine Cauhapé

Il mio preferito

 

“Le Fole” Aglianico Campania 2010 – Cantina Giardino

Un Aglianico intenso ed elegante

 

“Tinto Pesquera” 2012 Tempranillo Ribera del Duero – Spagna

 

Moscatel de Setubal – Macalhoa – Portogallo

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Il benvenuto nominato “Stabia street food” racchiude in tanti bocconi (tutti piacevoli e di gusto) il meglio del cibo da strada di questa cittadina.

Dallo sgagliuozzo cacio pepe e menta, al provolone del monaco fritto, alla zuppetta di lenticchie, all’acqua di polpo e patate.

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Pane, fichi e mortadella di mare.

Il tonno è servito come fosse una mortadella (pistacchio e wasaby, maionese di bottarga dello stesso tonno), abbinato ad una storica merenda popolare: pane e fichi.

Una molteplicità di consistenze e sapori che rendevano il piatto lunghissimo e di intensità di gusto.

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L’uovo di Maria.

Cottura pochet su battuto di scarola, provolone del monaco e tartufo bianco.

Lussureggiante.

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Porro arrosto su yogurt di bufala, nocciola, tartufo nero.

Esteticamente migliorabile, la portata seppur piacevole al palato non è equilibrata perfettamente, lo yogurt non riesce né a sgrassare né a contrastare la dolcezza prevaricante della nocciola e del porro.

Uno stracchino farebbe forse di più.

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Spaghetto al ragù di moscardino, arancia e japaleno.

Capacità di lavorazione della salsa sullo spaghetto notevole.

Piatto essenziale nella forma, ma tondo al palato.

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Salsiccia e broccoli…

Malgrado l’altisonanza del binomio, la portata risulta delicata e leggera.

Altra pasta lavorata in un regime di “pulizia” stilistica, senza apporto di grassi.

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La Genovese a modo mio.

Rimango dell’avviso che i classici debbano rimanere classici anche nella loro interpretazione.

Nessuna stonatura, semplice parere.

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Faraona indiavolata

Un orgasmo di salsa e di croccantezza della pelle.

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Mostacciuolo.

Molto carico e leggermente stucchevole.

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A ruota libera.

Vorrei aggiungere solo due righe (che poi non sono mai due perché non ho il dono della sintesi) poiché ritengo doveroso sottolineare certe sinergie.

Piazzetta Milù è un posto creato dalla famiglia Izzo nel 2003.

Tutta la santa famiglia è nucleo di questo progetto, tre fratelli divisi tra sommelier, sala e cucina e poi papà e mamma a fare gli onori di casa.

Sembrerebbe che non ci sia spazio proprio per nessuno.

Invece il ruolo cardine dello chef tocca ad un estraneo: Luigi Salomone di soli 28 anni.

A lui l’arduo compito di fare una cucina coerente in questo spazio appena ristrutturato con buon gusto, a lui il compito di traghettare il territorio con uno stile tecnico e innovativo, a lui l’eredità del vecchio braciere che ha fatto la fortuna del posto.

Il ragazzo a quanto pare sta svolgendo bene il suo lavoro, ma questo è stato possibile solo perché uno ha fatto spazio all’altro, riconoscendone merito e professionalità.

Il tutto porta un perfetto equilibrio percepibile nella serenità del pranzo.

Nessuna prima donna, nessun padrone, tutti fondamentali allo stesso modo.

Il risultato è un sommelier che descrive i piatti con la stessa passione e precisione dei suoi vini, uno chef che spiega le creazioni rendendole vive e non come uno squallido prodotto di un mecenatismo, un pater familias che ha lo stesso sguardo di orgoglio per il figlio acquisito che per quello naturale.

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