Il Sanlorenzo e la Michelin

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Vi racconto una storia:

C’era una volta una fanciulla incantata che desiderava diventare Miss Italia.

Il suo percorso inizia contrastato in una famiglia troppo radicata al posto fisso per lasciar spazio ai sogni.

Rebecca, questo il suo nome, determinata, di mollar non ci pensa proprio, al contrario, fagotto sulle spalle, parte per la grande città, dove, il suo obiettivo le appare, se non più facile, almeno possibile.

Ma il regolamento del concorso parla chiaro, i parametri sono ben dettati: la nostra protagonista deve dimagrire.

I sacrifici e le rinunce non si contano.

Non accetta compromessi.

Non fa compromessi.

Ogni anno manda la cartolina di partecipazione ed ogni anno viene puntualmente ignorata.

Il suo sogno le sta costando caro, tanta solitudine, tanta tristezza, tante rinunce.

Una sera al termine dell’ennesima estenuante sessione di ginnastica, nuda davanti allo specchio, grazie al tocco di bacchetta di una bionda fatina, riesce finalmente a vedere la realtà del suo essere: quei kg in più sono il suo punto di forza, la sua peculiarità.

Non sono l’ostacolo, ma il trampolino di lancio.

L’accettazione di se stessa è compiuta.

I giorni a seguire sono caratterizzati da una leggerezza mai provata prima, e mentre il suo precedente progetto si affievolisce tanti altri prendono corpo.

È felice senza se e senza ma.

Un giorno la prova del nove bussa alla porta: le sue amiche storiche di concorso organizzano una cena per guardare insieme la finale di Miss Italia “dai non puoi mancare è un occasione per rivederci tutte, ognuna di noi porta una cosa, io un fagiolino lesso, Maria una carota, Simona una noce e puntiamo un gelato di soia sulla vincitrice!!!”

Accetta.

Ore 21:00 sono tutte impalate davanti allo schermo.

Accade (come in ogni favola che si rispetti) il colpo di scena: alcune delle protagoniste sono in sovrappeso!!!! Dio mio cosa sarà successo? L’Italia è in carestia di bellezze e quindi esaurite le taglia 38 sono passati alle taglia 40/42 o gli ispettori, magari un po’ troppo tardi con i tempi (visto che loro dovrebbero essere la testa delle mode o non la coda!!!) si sono resi conto che i loro canoni non prestavano conto di come girasse il mondo e che magari sono obsoleti e superati?

Rebecca se la ride a squarciagola, non prova rancore, non prova rabbia, sono altri i successi che si porta in casa ogni giorno: un fidanzato che la ama con il mollettone in testa e non per la corona, una serie di persone che l’apprezzano da avere ogni giorno “l’agenda” piena.

Si, è sicura, nessun astio, è felice per ogni ragazza che sfila, perché sa quanto desiderio e quanto sacrificio c’è dietro ognuna di esse.

Semplicemente il tanto desiderato oro, adesso, le appare bronzo.

L’anno a seguire accade il secondo colpo di scena (è si questa è una storia in cui non si può star tranquilli un attimo!): nella cassetta della posta della nostra fanciulla una bella letterina da parte della commissione di Miss Italia “Cara Rebecca quest’anno non abbiamo ancora ricevuto la cartolina con i tuoi dati e le tue foto, cosa aspetti?”

La nostra protagonista è incredula, come si può passare dall’essere ignorati totalmente ad una lettera di sollecito?.

La testa di Rebecca è tormentata da riflessioni, dubbi, incertezze, a volte le cose si ottengono quando non si desiderano più, ma la tentazione è tanta e purtroppo alla fine la nostra eroina spedisce quella lettera.

The end.

A ruota libera

Me ne sbatto di chi pensa che essendo sentimentalmente coinvolta io non riesca a dare un parere obiettivo o che parlarne non sia eticamente corretto.

Se dovessimo escludere, chi ha il ristoratore parente, chi ha il ristoratore amico, chi ha il ristoratore amante, chi ha il ristoratore socio, chi ha il ristoratore a buoni pasto, penso che ogni blogger/giornalista enogastronomico finirebbe per scrivere sulla rivista “Mani di fata”.

Solo un breve inciso d’obbligo:

“Il seguente pensiero è solo frutto della misteriosa massa grigia che dicono populi la mia testa, Il Sanlorenzo è composto esclusivamente da due soci che ragionano con la loro in maniera egregia senza tener conto di quanto sto per dire”.

In tre anni di relazione, sono più le volte che mi sono sentita dire da amici e conoscenti “ma che fa quest’anno il Sanlorenzo la prende la stella Michelin?” che “come va con Enrico?”.

La mia risposta è stata sempre la stessa.

MI AUGURO CHE NON LA PRENDA E CHE SE LA PRENDA LA PROPRIETÀ ABBIA LA CAPACITÀ E IL CORAGGIO DI RIFIUTARLA.

Un attimo dopo il mio interlocutore o mi liquidava per paura che la mia malattia mentale potesse essere contagiosa o mi liquidava con una risata ritenendo la mia risposta una battuta.

Inutilmente incalzavo aggiungendo “scusa, ma spiegami cosa avrebbe da guadagnarne il Sanlorenzo da questa stella?”.

A quel punto ero già in modalità monologo.

Tempo fa in un film poco intellettuale, ma di grande ego, mi colpì una frase, che diventò un diktat di tante mie azioni.

“L’uomo saggio aspetta il momento giusto, il pazzo lo anticipa, l’imbecille lo lascia passare.

Investendomi di profonda ingenuità potrei pensare che la Michelin sta ancora aspettando il momento giusto (?!), di sicuro escluderei la follia dell’anticipo, se arrivasse quest’anno la posizione dell’imbecille mi sembrerebbe quella più calzante.

Ovvero:

Da 3 anni a questa parte circa, dopo nemmeno 1 ora dall’uscita della “rossa”, tra le pagine dei social e i vari salotti di settore avviene il totale risentimento perché la Michelin nel calderone dei stellati del Lazio ci sta buttando proprio tutti, tranne che il Sanlorenzo, liquidando il locale per sei edizioni di seguito con la medesima recensione:

“Un palazzo storico costruito sulle fondamenta del Teatro di Pompeo per un locale d’atmosfera, che unisce storia ed arte contemporanea. Il menu: piatti moderni e specialità pesce.”

Ovvero:

Un bel locale con due bei quadri che a tempo perso cucina pesce!

Questo oggi più di ieri è un bene.

Un conto è fidanzarsi con il più bello della scuola quando lui è in auge e tra tutte sceglie te, un altro è farselo 20 anni dopo, calvo, separato e sfigato!.

Lo stesso Enzo Vizzari nel suo blog esplicita il suo dissenso intitolando un post “Cara Michelin ricordati del Sanlorenzo”, argomentando all’interno, poi, si pone una domanda “Posso permettermi, per una volta di contestare l’autorevole Rossa?”.

Certo che lei può, ne possiede uguale mezzi ed uguale autorevolezza!

Sulla causa ha tutta la mia stima se le può valere qualcosa, perché uno schieramento così netto non lo ricordo dai tempi in cui i gambaletti color carne sono stati aboliti per ogni donna figa del pianeta.

Sugli effetti si potrebbe argomentare, i consigli sono ben accetti quando l’altra parte ha l’umiltà di riceverli e, come noto, accostare la parola “umiltà” alla parola “Michelin” è un ossimoro.

Inoltre è pur vero che un figlio può essere il prediletto della mamma e il bersaglio del padre!

Tornando al perno del discorso “cosa avrà mai da guadagnare il Sanlorenzo con l’arrivo della Michelin?”

Nel corso degli anni, come nelle dicerie popolari che si tramandano, sugli effetti del riconoscimento ho sentito le seguenti affermazioni.

1) La stella ti riempie il locale.

Vero se sei un povero Cristo, con un locale spesso introvabile anche dai più moderni sistemi di navigazione e sicuramente non fai nemmeno una cucina di facile interpretazione. Allora sì fai 8 coperti invece di 2 ogni tre giorni e puoi dire ad alta voce “la stella mi ha riempito il locale”.

Ma il Sanlorenzo mi risulta essere in pieno centro di Roma e soprattutto con un agenda bella piena di una clientela che forse nemmeno è a conoscenza della Michelin.

2) La stella ti porta prestigio.

L’ Avvocato diceva:

“Andavo a Capri quando le contesse facevano le puttane, ora che le puttane fanno le contesse non mi diverte più.”

Il tempo sui fatti è una variabile fondamentale, anni fa prendere una stella ti collocava nell’Olimpo dei privilegiati oggi per parlare di esclusività devi averne almeno due.

Ora a meno che la proprietà del Sanlorenzo non voglia rinunciare alla metà del fatturato o che la Rossa per scusarsi del comportamento vergognoso di questi anni glie ne dia due in una botta sola, la possibilità della seconda è veramente remota, quindi di gran lungo mi terrei il prestigio dell’outsider!.

3) La stella ti porta lo straniero che spende.

Ritengo più proprio dire “Lo straniero lo porta anche la stella, ma non è detto che è quello che spende!”

Agli appartenenti a questa convinzione consiglio una cena nel ristorante Pierluigi ed una chiacchierata con il proprietario Lorenzo, durante la cena vedrete stranieri che aprono Masseto come fosse Ferrarelle in una location dove le guide non sono benvenute, se non totalmente schifate, con la chiacchierata capirete invece che il rapporto con lo straniero di “elite” avviene dopo anni di pubbliche relazioni con ambasciate, politica e viaggi all’estero finalizzati alla promozione.

(Io aggiungo anche un fidanzamento consolidato con i vari concierge, ma questa è una storia vecchia).

Alla prima persona superficiale che mi dice “è ma Pierluigi sta in una delle piazze più belle di Roma!”, rispondo “sei così sicuro/a di conoscere ogni location potenzialmente bellissima di questa città?”.

Per tornare al Sanlorenzo non mi sembra che soffra la mancanza dello straniero e se non arriva a certi picchi non è di certo per l’assenza della stella, ma per assenza volontaria o involontaria (questo non sta a me dirlo) di certe relazioni.

Tralascio altre leggende popolari di carattere minoritario per la stima che provo verso chi legge il mio blog.

Ma perché rifiutarla? In fondo non si paga, si forse è vero non apporterebbe molto al ristorante in questione, ma è sicuramente un qualcosa in più che di certo male non fa!.

Di pancia direi “perché non accetterei mai nulla da chi per sei anni mi ha snobbato o peggio ancora ignorato dopo essermi alzata ogni giorno per fare al meglio il mio lavoro con annessi sacrifici!”.

Di testa direi “per comunicazione e marketing”.

Se diamo per vero che l’assegnazione del “prestigioso” riconoscimento porta qualche giorno di notorietà e l’ingresso nel club “noi chef privilegiati che ce la cantiamo e suoniamo da soli” è pur vero che rifiutarla perché non si riconosce l’autorità di chi si è presentato a tavola a “pappa pronta” porterebbe molto più eco.

Un gesto forte e provocatorio, che se la Michelin smussasse leggermente il suo orgoglio (torniamo all’ossimoro di prima) non potrebbe che tenerne conto.

Mettere in discussione un sistema, indurre a delle riflessioni, questo a mio avviso si merita il Sanlorenzo.

Essere una scelta e non un ripiego.

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