Pasta Gentile

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GEntili Cover

Giovanissima, pensavo la mia vita come una ragioniera, facevo i conti e cercavo di farmeli tornare sempre, si trattava di proporzioni, la vita tanto toglie, tanto da, e con il mio metodo demenziale quanto infallibile non potevo che chiudere la giornata sempre in attivo. Era sufficiente apportare un valore minimo a ciò che mi veniva tolto e un valore massimo a ciò che ricevevo, i parametri che utilizzavo erano dettati da un’azienda farmaceutica specializzata nella vendita di ” fumo agli occhi” .
Ben presto feci il salto di carriera da ragioniera a rappresentante dell’anno, nessuno sapeva
vendere il fumo agli occhi come me. Ricevevo premi di produzione di continuo, tra i più gettonati c’erano “guarda Catia che bella vita che fa”, “cavolo Catia potessi essere io come te!”. Gli anni trascorsero facili, nei momenti di lucidità in cui avvertivo il vuoto, la difficoltà ad emozionarmi, la difficoltà a percepire il vero, in cui sentivo la solitudine e il mio essere incompiuta, mi bastava guardare negli occhi le mie coetanee, lasciarmi adulare e tutto riprendeva a scorrere. Feci un ulteriore passaggio, da rappresentante a leader aziendale, oltre ad identificarmi “nel fumo”, io ero fermamente convinta che le mie pillole facessero dimagrire 1 kg al giorno, che i miei coltelli potessero tagliare anche le querce secolari, che la mia crema anticellulite risolvesse la cellulite e anche il cancro. Inutile dire che le pochissime voci temerarie che provavano a convincermi del contrario, venivano eliminate o soggiogate dall’abile manipolatrice che ero.
Non esisteva un cliente tipo, ma un sintomo era comune a tutti : l’invidia.
Io non avevo da preoccuparmi, io andavo oltre il vaccino, io ero totalmente esente dal contagio, io non provavo invidia, io al massimo ero invidiata!!!.
La vita tanto toglie, tanto da, ma poi presenta pure il conto e di certo non mi sarei mai aspettata che il mio me lo presentasse Gragnano e una famiglia di pastai.
Non era mio pensiero farne un post, doveva essere una semplice gita fuori porta per mio figlio che, malgrado la mia volontà di vederlo un domani chirurgo, mi assilla con domande tipo: ” ma che parte della mucca è questa bistecca?” o “di quanti colori è il maiale?” o ancora ” ma la pannocchia non è la pasta vero?”, ma come non dar rilievo a una famiglia che mi ha permesso di guardarmi in maniera nitida allo specchio?

Sono stata invidiosa della famiglia Gentili per tutti i due giorni passati insieme, più loro erano
amabili, cordiali e disponibili più io ero invidiosa, ero un cavallo dato vincente, invece ho ceduto alla prima curva, la loro unione, la loro passione, la loro pulizia, la loro condivisione, il loro mettersi di continuo in discussione e ricominciare, sono stati per me tanti falli a gamba tesa, sono stati i tanti valori minimi che negli anni ho messo via, per divenire oggi una cifra impronunciabile per quanto sfacciata, ma che si identifica nel vuoto che sento, come non mai.
Una forma senza corpo, un contenitore senza contenuto.
Pastai da sempre, pastai nel DNA, pastai da due, tre, dieci generazioni, per me non ha un grande senso, se è vero che il tempo di vita di un’azienda ne determina il successo è ancor più vero che vincente è l’azienda che arriva ai stessi risultati in metà tempo. Io conosco una famiglia senza data di fondazione del casato, ma che dove mette mano crea valore, perché uniti il tempo se lo mangiano.
Generalizzando potrei dire una famiglia di altri tempi, dando voce al cuore meglio si addice una famiglia dai tempi migliori.
Parlare del pastificio senza parlare di loro è come raccontare un bel film senza attori.
Si fa presto a dire impresa familiare e in realtà non essere nemmeno conoscenti, questa foto nella mia testa rimarrà lo stemma dei Gentili, perché prima del grano, del mulino, delle macchine, del marketing ci sono loro:

Gentili Varie
La Signora Maria Sorrentino, di lei mi porto a casa (oltre ad una parmigiana di carciofi ed un pacchero con il pomodoro piennolo giallo da salto mortale) il suo senso del sacrificio, la sua determinazione, le sue mille premure di nonna con mio figlio.

Pacchero

 

Parmigiana di carciofi

MAria

 

Ha fatto l’insegnante delle medie per 25 anni, ha perso diversi alunni ” perché si sa che questa zona è difficile “, ha una parola buona per tutti, nessun giudizio, solo comprensione per chi è nato in condizioni troppi avverse, ma l’animo docile è solo una parte di Maria che con sapienza tiene le redini da dietro le fila, che sorregge gli equilibri, che ti scruta con dovizia prima di lasciarsi andare.

Virginia Marinaro, moglie di Alberto, ha 30 anni e un sorriso da denuncia. È seduta fronte a me e tutta la sua allegria, il suo carisma, il suo entusiasmo, le sue premure per figli e marito mi lasciano basita e a tratti quasi mi urtano, la sua è una vita abbastanza ritirata, prendo parola per raccontarle invece le mie mille imprese, ma lei non ne viene minimamente toccata, non ho presa, non rovescio la situazione, non le tolgo il sorriso, nessuna adulazione, nessuno sguardo assetato, ascolta con dovizia, fa domande, è incuriosita, ma nulla più.
Lei è la regina del regno che più le piace.
Lei ha una bomboniera di casa in stile shabby che cura personalmente, lei crea gioielli per passione, lei accompagna la crescita del marito e del pastificio cucinando per le degustazioni accanto alla suocera, lei la sera si gusta tutta la sua famiglia, questo le basta, ed io sono spalle al muro perché inevitabilmente mi rendo conto che questo basterebbe anche a me.
Annarita Comentale, giovanissima, moglie di Pasquale, malgrado la recente gravidanza ha un corpo statuario (sto comune farà pure quattro anime, ma i fratelli Zampino a bellezza hanno saputo scegliere!). Il suo atteggiamento fiero, ma discreto e riservato la collocano più in sordina nell’azienda, madre di due figli (di cui un bimbo prodigio di 11 mesi che balla, parla, cammina), moglie attenta, si scopre poco, ma quel poco che lascia vedere ti incuriosisce.
Pasquale Zampino, il mio preferito, l’ho amato. Le braccia dell’azienda, l’operativo sul campo, il responsabile di produzione, esuberante, impetuoso, passionale, verace.
I suoi occhi sono amareggiati quando mi racconta le mille barbarie che subisce la sua città, sono combattivi quando mi parla dell’associazione di volontariato che ogni settimana ripulisce le strade da scarichi di materassi e lavatrici, per divenire un pullulare di gioia quando mi mostra la Valle dei Mulini, un sentiero di imponente fascino e sensualità. Una passeggiata che tutti si dovrebbero arrivati a Gragnano, bere dalla fonte, contare i mulini, soffermarsi nei giochi di luce, sostare al Santuario, fissare il fiume dove i due fratelli facevano il bagno e raccoglievano le ranocchie, ogni cm di quel posto con il suo ardore ha preso vita.

Valle-dei-mulini 2

 

Valle-dei-mulini 3
Alberto Zampino, la mente, il bel volto di rappresentanza, l’addetto alle pubbliche relazioni, ai rapporti commerciali, allo studio di mercato. Voce pacata, ma decisa, temperamento sereno, un mix di tranquillità e sicurezza, uno di quelli che ti fa pensare che in questa vita esiste veramente un mondo migliore, che della lealtà ci ha fatto ragione di vita (se mai barasse devo almeno riconoscergli il merito di farlo con grande astuzia), che riesce ad essere imprenditore, marito,padre, uomo, senza tralasciare nulla. Di lui mi porto gli occhi languidi con cui guarda la moglie, le mani che la cercano di continuo per una leggera carezza, il sorriso mentre guida con il figlio in braccio nello spiazzale.
Per il resto?
Il resto doveva essere una visita alla fabbrica, al pastificio, io ho continuato a vedere persone.
Ci sono donne a pesare la pasta per ogni pacco, ci sono donne ad etichettare, ci sono donne a confezionare.

Etichettatura

 

Donne che pesano

Anche qui il mio Cicerone non poteva che essere Pasquale, ora, tra queste mura, i suoi occhi toccano l’estasi, mi dice ” tocca, annusa, respira, assaggia, guarda”, perché la pasta è viva e lui vuole trasmetterne ogni senso. Si inizia dalle celle ” metodo Cirillo, qui non c’è la macchina che decide la giusta essiccazione, qui mio padre (Natale Zampino, il fautore di tutto) dopo caparbi, costanti e precisi controlli ha messo a punto il suo personale sistema di controllo dopol’essiccazione, perché al vero mastro pastaio la pasta basta sentirla tra i denti”. Di nuovo il valore umano è messo centrale nella produzione.

 

 

 

 

 

Foto celle di essiccazione 2
“Solo grano 100% italiano, mio padre da sempre ci trasmette il valore della qualità… Senatore
Cappelli (quello della riforma agraria), sai le spighe possono arrivare quasi a due metri, purtroppo proprio questo ne determina una bassa resa, ma non sai che profumo e che elasticità sulla pasta!!
Ci appoggiamo ad un mulino storico Fratelli Ferro di Campobasso, abbiamo scelto loro perché la pensano come noi sulla qualità e sul bisogno Foto celle di essiccazione 1continuo di rinnovarsi”.

E poi ci sono gli stampi, tutti i formati sono trafilati al bronzo (fondamentali per l’apporto di porosità e ruvidezza sulla pasta), le impastatrici, ma una voce ci riporta al fine ultimo di questa produzione:

“Mamma io ho fame, ma quando c’è la mangiamo tutta sta pasta!”.

Stampi

Gentili Varie 3

 

Gentili Varie 2

 

 

 

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