Sud

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La riuscita di un pasto risente della condizione psicologica o semplicemente dell’ umore di una persona? Ovvero, se sono felice, il mio palato lavora e percepisce come se mi rodesse a morte? La testa vince sulle papille gustative o queste sono lavoratrici autonome? Sulla quantità di cibo che si ingurgita al variare del proprio stato mi sembra chiaro ci sia una relazione: c’è chi, depresso, si abbuffa e chi non tocca cibo. Che ci siano dei cibi che alzino l’asticella del morale (e non solo quella) più di altri mi sembra anche questo assodato, mi interrogo allora: ma il palato sta sempre resettato sullo zero e quindi ogni degustazione è incondizionata o va con il vento dell’umore e quindi per etica di “giudizio” si dovrebbe scegliere il momento in cui si è mentalmente neutri per provare un posto? Insomma, se uscisse fuori che più stai off più la percentuale che mangi una m*rda sale, vorrebbe dire che da Sud io ho fatto l’esperienza dell’anno!!

Nel varcare la porta del ristorante il compito di raddrizzare la giornata era a dir poco arduo, anche ingerire un grissino mi sembrava una montagna insormontabile, tutto mi irritava, tutto mi dava noia.

In ordine avevo:

-non dormito con conseguente volto stravolto, caviglia gonfia, pancia più prominente del seno con conseguente look scelto non in base a ciò che avrei avuto piacere di indossare, ma in base a ciò che unicamente mi era entrato.
-preso due autovelox per la mia immancabile ansia da arrivo puntuale.
-rilevato una situazione sentimentale sempre più precaria con la consueta discussione da tragitto che ti fa guardare ogni uscita autostradale come un’occasione mancata per fare inversione di marcia, tornare a casa, infilarti sotto le coperte e Amen.
-scoperto che il ristorante occupa il pian terreno di una palazzina dove avrei visto certamente meglio un’officina che altro.
-scoperto che Quarto era un posto a dir poco infelice.

Bene!!!

Uscita da lì avevo:
-la caviglia ancora più gonfia, ma me ne sbattevo.
-il viso ancora più stanco, ma riuscivo a trovarci qualcosa di irrimediabilmente sexy nelle mie occhiaie.
-un look sobriamente giusto per un posto dove l’outfit stile albero di Natale dettava legge.
-Le multe messe nel dimenticatoio.
-Un amore sempre più forte.
-Un ristorante al pian terreno di una palazzina dove niente sarebbe stato meglio.

Quarto? No, Quarto rimaneva un posto a dir poco infelice. A quanto pare Marianna Vitale produce endorfine. Senza inutili orpelli preferisco parlare dei piatti:

La Minestra di mare con frutta e verdura di stagione.
Bello a vedersi, buono a mangiarsi.

Ristorante Sud - 001

Zuppa di fagioli con scuncigli.
Corpo, gusto, equilibrio, territorio.
Ristorante Sud - 002

Zuppa di maruzzielli, germogli di broccoli friarielli e pomodoro del vesuvio.
Fare bene le lumache non è poca cosa, farle omogenee di cottura è poi impresa ardua, qui le abbiamo entrambe. Ottimo il pomodoro, ma sovrasta leggermente il resto.
Ristorante Sud - 003

Impepata.
Mischiato delicato con cozze, pepe e limone.

Acidità portata al massimo, piacevole in porzione degustazione, faticosa da sostenere in main course, duetto tra limone e pepe ben eseguito, pasta cotta con l’acqua o con la crema stessa delle cozze per quanto intrisa del loro sapore. Ho adorato questo piatto perché nella provocazione mantiene tutti i rimandi della ricetta classica.

Ristorante Sud - 004

Spaghetto con cipollotto, alici, finocchietto.
Buono, ma dopo l’impepata appare privo di personalità.
Ristorante Sud - 005

Anemoni.

Anemoni rari da trovare nei menù, personalmente li ho provati un paio di volte in Sardegna e nulla più, qui frullati e resi in crema sono un concentrato di gusto. A parte viene portato del Wasabi per dare libera scelta se integrarlo o meno al piatto, io direi che questo è uno dei quei casi in cui la dittatura deve spodestare la democrazia: il Wasabi DEVE essere aggiunto, il risultato è una nota marina elegante, persistente, avvolgente, pungente, ma non
fastidioso.

Piatto Top
Ristorante Sud - 006

Vitello “stonnato”.

Lingua di vitello con pesce azzurro marinato alla shiso, maionese al pomodoro e polvere di capperi. Pesce azzurro eccessivamente marinato, presentazione basica, buono il vitello, ma non sufficiente per essere in linea con gli altri piatti.

Ristorante Sud - 007

“Il cartoccio”.

Triglia e colatura di alici. Cottura che mantiene la triglia compatta, ma allo stesso tempo morbida e succulenta. Non amo comporre i piatti per paura di un disequilibrio, ma qui il gioco è abbastanza facile. Buona materia prima per una buona mano di lavorazione senza eccessi.

Ristorante Sud - 008

Mousse al caffè, cuore di liquirizia,salsa di cioccolato e sambuca.
Se lo avessi assaggiato potrei dirne qualcosa….. Mi dicono ottimo, ma io non mi fido…
Ristorante Sud - 009

A ruota libera.

Non sono tipa da bilanci, per me è sempre 31 dicembre, ma la scelta di Sud come ultimo post dell’anno e primo del nuovo non è stata casuale. In una frase di Marianna Vitale sta il mio augurio per il nuovo anno a chiunque: tutto si può fare.

Ristorante Sud - 010

Questo è un semplice spaghetto con le cozze, semplice si fa per dire perché è il mio piatto preferito, è il mio piatto della gola ed è il mio piatto “prova del nove” quando uno chef mi stuzzica non poco.
La comanda del mio tavolo doveva marciare per il dolce, la sala del ristorante era strapiena, lei la vedevo come un fulmine dimenarsi nella cucina, da diverse piccole sfaccettature intuivo che in cucina già stavano in affanno e che la mia richiesta avrebbe solo peggiorato le cose.

“Può chiedere alla chef se cortesemente, visto che ha le cozze in carta, mi fa uno spaghetto con le cozze?” La cucina a vista lascia poco spazio all’immaginazione, si stacca lei stessa dal pass e mette su salsa e spaghetto.
La pasta ha un minuto in più di cottura, nulla di trascendentale, ma lei esce consapevole dicendo “volevo farlo, perché tutto si può fare”, il resto non l’ho nemmeno sentito, quella frase aveva dato il colore ad un pranzo che seppur di buona fattura, non andava oltre il bianco&nero.

Inciso: A volte so scendere talmente in basso da rimanere io stessa incredula delle mie gesta quando ritorno in me, da Sud ho dato ampio spazio alla mia demenza, standomene seduta, con l’aria superiore di quella che dalla grande città era venuta a trovare i conoscenti sfigati in periferia, a crogiolarmi su degli aspetti a mio avviso mediocri del locale “guarda che tovaglie superate, guarda le pareti, guarda che clientela kitsch hanno, guarda che carta dei vini, guarda che cucina senza attrezzature, guarda che giardino e guarda la palazzina ecc..”

Nel giro di due minuti Marianna sa travolgerti con la sua energia, non riesci più a vedere quello che non ha, ma solo quello che eccezionalmente è riuscita a fare, la zucca diventa carrozza, i topolini splenditi cavalli bianchi e così via.
Lei può avere un 5 stelle a sorreggere il suo food cost.
Lei può avere ostriche e foie gras per vincere facile.
Lei può avere una cucina ipertecnologica.
Lei può avere una clientela internazionale.
Lei può avere una Bibbia di vini.
Lei può avere le tovaglie di lino.
Lei può avere i giardini di Bomarzo.
Se “tutto si può fare” lei lo può avere e Quarto non appare più un ripiego, ma una scelta.

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Cliccare qui per accedere alle info contatti del Ristorante Sud a Quarto

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