La Madia

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Sto valutando un restyling del mio blog: mi sento di aver preso 10kg e di indossare però gli stessi pantaloni di prima, anzi no, pensiamola positiva, mi sento di aver perso 10kg e di indossare gli stessi pantaloni di prima. Una delle cose che devo decidere è la suddivisione delle pagine, i ristoranti visitati iniziano ad essere molti e altrettanti verranno aggiunti, tenerli ancora in ordine da pagine gialle non mi sembra il massimo; uscendo da La Madia una sola classificazione mi sembrava corretta, quella in base al coraggio.

Sud a Quarto, La Madia a Licata, Taverna Estia a Brusciano mi disorientano: rimango sempre in dubbio se sia giusto parlarne in senso assoluto o in relazione alla trincea che vivono. Nella prima ipotesi dovrei raccontarvi che sono stata seduta per i primi 15 minuti alla Madia e non facevo altro che chiedermi ” ma questa sala stile ristorante cinese, con tanto di illuminazione sgradevole, non è quella del ristorante? forse qui è un po’ come al Calandrino dagli Alajmo e alle mie spalle si nasconde una porta che ti collega al tempio di Pino Cuttaia? Mi sono spiegata per telefono nel momento della prenotazione? Non è che lo chef ha aperto un altro locale di cui io non sono a conoscenza? ‘Sto tipo che gira intorno al mio tavolo non sarà mica il cameriere vero? Quest’altro ragazzo che vorrebbe comunicarmi che questo è il loro portaborse (sempre più stile cinese) e che questa sarebbe la loro carta dei vini? ecc.. ecc….ecc…”

Ristorante La Madia - 000

Ristorante La Madia - 001

Nella seconda mi basta investire, in pieno delirio, i panni del Presidente della Repubblica e conferirgli la medaglia al valore civile per aver creato valore in un’ isola “difficile”.

“Un uomo che non onora la propria terra non può onorare se stesso” – Paulo Coelho

Sarò gretta, ma Pino ha mai sentito parlare del fenomeno “cervelli/braccia in fuga”? Quanto può valere quest’uomo fuori dal suo paese? Anche Il Duomo di Sultano, per rimanere in Sicilia, non si trova sulla 5th avenue, ma perlomeno dietro c’è storia, c’è un circondario che ha saputo coinvolgere in diverse attività di produzione; Licata ha il suo bel mare, ma non stiamo da Lorenzo a Forte dei Marmi e lui non ha un gioiellino sulla spiaggia. In sintesi quanto può amare le sue radici Cuttaia per non prendere il primo volo verso ovunque? Prende la seconda stella nel 2009 e lui che fa con gli introiti pervenuti? Una bottega fronte al ristorante, un laboratorio/scuola di cucina sempre lì!! Investe nella sua terra, apporta idee, crea possibilità, educa il palato dei ragazzi, aumenta il turismo di nicchia, muove l’economia locale, insomma fa il sindaco di Licata.

È pur vero che certi sradicamenti presuppongono una determinata attitudine, un tarlo nella mia mente: Cuttaia è il patriota con lo stemma dell’Aquila Sveva o è l’uccello che fuori dalla gabbia non sa volare? Per quel che lo conosco, con la sua calma (quasi flemma), con la sua sobrietà , con i suoi tempi rilassati siciliani, con il suo essere un po’ “ruspante”, non lo vedo proprio h24 in un grattacielo di Tokyo con una figlia Manga!

Riavvolgendo il nastro, con dispiacere, nel mio pranzo non ho potuto godere né della presenza della moglie Loredana (di domenica giustamente, sacrosanto, a casa con i figli), né del loro sommelier caduto in guerra per un non so che al piede, i due Lurch rimarranno i miei non validi, ma intraprendenti e simpatici accompagnatori. Scelgo da sola un vino mai bevuto prima (che, salvo miracoli, non riberrò di certo) di cui conoscevo solo l’azienda per la sua storia:

Paul Pillot Saint-Aubin 1er Cru Pitangerets ’09
Userei gli aggettivi fresco e pulito, dove fresco sta per “impercepibile” e pulito sta per “inconsistente”.

Ristorante La Madia - il vino

La situazione non è delle migliori, sono nervosa: Cuttaia nel mio cuore può essere anche Garibaldi, ma il mio c*lo e le mie necessità alcoliche avrebbero di gran lunga preferito, a questo punto essere al Principe Cerami. La palla passa alla gola e qui lo chef porta inevitabilmente la partita a casa anche se fossimo nella capanna dello zio Tom.

Tre, due, uno, go:
Parmigiana del giorno dopo.

La parmigiana è come la lasagna, viaggia tra due versanti: quello – chiamiamolo “gay” – dove le melanzane sono grigliate e la salsa di pomodoro è acqua sporca di pomodori biologici, e quello – che possiamo chiamare “zia Marisa”- dove le melanzane sono fritte doppie e la salsa di pomodoro prende piena consapevolezza nel tegame dove è stata cotta che non si sgrassa nemmeno a mollo per un giorno intero. Questa versione è democratica.

Ristorante La Madia - 003

Pizzaiola: merluzzo all’affumicatura di pigna.

Un suo classico. Sopra la mousse di patate, all’interno il merluzzo dalla perfetta ed armonica affumicatura, cornicione che da corpo, pomodoro che dona leggera acidità. Piatto geniale.

 Ristorante La Madia - 004

Bufala e pomodoro.

Alla base una spremuta di datterini, la pellicola nasce dalla pellicina che fa il latte, l’interno ha la consistenza di una nuvola data dalla spuma di mozzarella. Interessante l’idea, di gusto non trovo sostanza, tutto si perde appena entra in bocca.

Ristorante La Madia - 005

Gnocco di seppia.
Nella fondina la crema di finocchio, delicata, elegante, ma di sapore.
Gnocco da Oscar.

Ristorante La Madia - 006

Polpo sulla roccia.

L’idea è di ricreare l’ambiente marino del polipo. Con la sua acqua di cottura, a mo di sponge, è stato creato lo scoglio. La salsa prezzemolata rappresenta la vegetazione. Con ceci essiccati e cozze si forma invece la sabbiolina. Mi piace la totale consapevolezza di ogni ingrediente, oltre al polpo che ė una caramella.

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Pasta e minestra di crostacei.

Oltre ad essere esteticamente poco invitante, purtroppo la bisque ha una prevalenza dolce che non lascia percepire null’altro.

Ristorante La Madia - 008

Tortello in falso magro.

Ne ho mangiati due piatti, un leggero sentore di mortadella che mi manda in orbita, brodo audace, vero, ripieno grezzo, ma nel senso iper positivo del termine.

Top.

Ristorante La Madia - 009

Filetto di manzo lisciato all’olio di cenere.

Filetto di manzo nisseno (Caltanissetta): viene scottato sulle bucce delle arance, olio di timo selvatico a crudo, patata cotta al sale. Quando la tagliata con le patate ha veramente un senso. Notevole cottura, notevole qualità.

Ristorante La Madia - 010

Gelo di mandarino.
Banale, ma intensissimo di gusto.

Ristorante La Madia - 011

Tortino al cioccolato.
Credevo fosse una provocazione, invece mi è uscita questa oscenità.
In fondo si sa la Sicilia è la terra delle mille contraddizioni.

Ristorante La Madia - 012

A ruota libera.

Diversi piatti sono ganci potenti, alcuni ti arrivano dritti, inaspettati, lasciandoti senza fiato. L’incontro non fila tutto liscio, ci sono i momenti di difficoltà (con la pasta e minestra di crostacei) i momenti in cui va al tappeto (con il tortino di cioccolato), ma per il resto Pino Cuttaia sferra colpi che non danno possibilità di ripresa, il suo metodo è grezzo e incalzante allo stesso tempo. Mantiene il ritmo, mantiene l’odience del pubblico che lo ama e lo osanna, ma di sicuro non mantiene le mie aspettative. Combatte in condizioni avverse e proprio in tali condizioni sembra trovare la sua forza, senza scuse, senza attenuanti, non ha visto grandi ” palestre “, capacità innate, mani che sanno muoversi senza che nessuno gli abbia insegnato come. Un pugile, ma non un peso massimo.

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