Comerç24

Commenti (1) Ristoranti

Fare l’amore a tavola. Non intendo quei raptus in cui puoi essere tranquillamente la controfigura di Jessica Lange sul tavolo sporca di farina, ne Il postino suona sempre due volte, ma quell’amplesso lungo o breve (dipende dalla degustazione) in cui molti degli addetti ai lavori o semplicemente devoti appassionati ambiscono, per non avere un coitus interruptus al suon di “per me ci possiamo bere qualsiasi cosa” oppure “guarda tu mangia tranquilla, io però sono a dieta!”. Donne enogastronomicamente drogate, questa la nostra storia: una volta che il buon vino inizia a circolarci nelle vene non c’è comunità che ci riporta a bere il Tavernello o la Coca Cola. Il nostro vizio costa e siamo pronte a rivenderci al Monte dei Pegni l’anello di fidanzamento per avere qualche “dose”. Ci trovi sedute nei soliti quattro posti di rassicurante “spaccio”, sperimentiamo il nuovo, ma non tradiamo mai il nostro “pusher” di fiducia. Siamo emarginate, ma siamo anche le prime che emarginiamo se non si risponde ai giusti requisiti di stellati degustati. Dimoriamo in case dove il bimbo di Trainspotting gattona tra residui di Calvisius e Dom Pérignon. Abili istigatrici, possiamo inserirti nel nostro losco “giro”, viceversa buon per te non accade e sai perché? Perché quando tu entri nel nostro “tunnel” godi con tutti i cinque sensi; se noi malauguratamente ne usciamo ci ritroviamo ben presto con due pile e un giocattolino a farci compagnia.

 Comerç24 non è stato il pranzo dell’anno, ma è stato quel puzzle dove i pezzi si sono tutti assemblati, dove il suo volto parla di estasi e il tuo sulle foto non è da meno. Un desiderio comune, la voglia di scappare da un quotidiano malsano alimentato dal solo senso di pena e di colpa, la voglia di essere leggeri, liberi, noi. Si bypassano i soliti noti, la voglia di un posto vergine per entrambi vince. Per me fare l’amore a tavola è: sapere che mangiare insieme non è una casualità, ma un atto sacro tra di noi, quindi non si cena dove si parcheggia facile.

Guardare il menù e sapere perfettamente l’un dell’altro cosa mangerà per piacere, cosa assaggerà per curiosità, cosa ordinerà solo per far piacere a te. Scambiarsi i pantaloni, perché un uomo intelligente non ha imbarazzo a farli indossare alla sua donna nel dirigere le danze di una cena. Ridere perché ci sono quelle piccole mancanze che sai che ti/lo mandano ai nervi e le prevedi/e ancor prima che accadono per dei minimi segnali. Essere in bilico tra la frenesia che il pasto finisca prima possibile per il dopo e la sana agonia di un’attesa che intensifica il piacere. La sensazione di essere nudi in una sala di 40 commensali, perché ogni sguardo mentre porti il boccone in bocca, toglie un indumento. La stima e la complicità di un palato che insieme al tuo svela gli arcani di qualsiasi piatto. Bere non ciò che “sta bene con”, ma ciò che ci fa stare bene. Inebriarsi per il profumo di un cibo, ma non smettere mai di sentire quelli animaleschi dei nostri corpi. Spaccare un bicchiere per rabbia da Bottura, fregandosene di tutto e tutti perché al primo posto ci sei tu e non le tre stelle. Sentire il desiderio irrefrenabile di alzarsi, fare il giro del tavolo, sedersi sulle sue ginocchia, buttargli le braccia intorno al collo e baciarlo, perché queste cose non si fanno solo da McDonald’s a 15 anni, ma si fanno ogni volta che lui/lei ti fa battere il cuore come a 15 anni. L’inebriarsi del corpo nel procedere del pasto, perché ogni piatto ben fatto è un preliminare che ti fa grattare con le unghie sulla tovaglia. Alzarsi a fine cena, vacillare sui tacchi, ma avere sempre il suo braccio a sostenerti. Gli occhi pieni di gioia nello scoprire insieme un posto magico e poi ritrovarsi a dire “questo è il nostro posto”, perché entrambi sappiamo che non riusciremmo a viverlo, mai, con nessun altro. Comerç24 ha permesso tutto questo, è un posto che sa fare i danni. Eppure quando il taxi ci ha lasciato, i tre negozietti cinesi accanto e il bar supermultietnico non lasciavano presagire il meglio.

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La presentazione esterna a tre serrande poi dava l’idea più di un garage che di un ristorante. Entri e ti sembra quasi spoglio, essenziale nei colori, freddo nell’insieme: in realtà i pochi pezzi presenti sono tutti oggetti di design in armonia tra loro; il locale non è spoglio, ma ben studiato per il volume di persone che andranno a riempirlo; i colori non sono essenziali, ma provocatori; due immagini di nudo mi colpiscono per la loro audacia in un contesto che difficilmente ne vede.

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Il personale è contrastante; in cucina viaggiano alla Bob Marley, in sala alla Muti. Il risultato però funziona, sia per uno che per gli altri. Non c’è stata mancanza, non c’è stato un tempo sbagliato: ho amato la differenza tra una cameriera che mi descriveva i piatti a suo buon cuore e un altro che li raccontava come se svelasse il segreto dei templari. Si dice che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, in realtà qui puoi avere cibo e servizio da “grande posto”, ma stare in modalità relax come se fossi in un bistrot. La cucina ha delle nette influenze asiatiche: pulita, essenziale, ma di contenuto e carattere, anzi a tratti bella cazzuta.

Iniziamo…..
Infusione di funghi trombetta della morte.
Chiedo venia, ma io con questi sciacquabudella non ci sono mai andata d’accordo.

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Cavolfiore con aceto e rafano.
Qui il dilemma mi ha preso talmente tanto da ordinarne un secondo assaggio. Può una cosa così banale, che io stessa avrò cucinato mille volte trasmettere così tanto gusto? Sì, quando le proporzioni di tre semplici ingredienti cambiano, cambia notevolmente anche il risultato.

Comerç24 Restaurante  - 005

Finta pizza con fichi e alici.
Superlativa, se non ti lecchi le dita qui godi solo a metà.

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Pasta fillo, parmigiano, limone, basilico.
Pasta eccessivamente grassa, il ripieno non brilla.
Comerç24 Restaurante  - 007

Spugna di Ceviche.
È una verza tagliata a mo’ di ventaglio e poi ripiegata come se fosse una spugna di mare imbevuta nel liquido degli ingredienti della cheviche. Un’esplosione.

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Ceviche di gamberi.
Magistrale il tutto. La base del piatto con il succo delle teste di gamberi e il limone, la granita di cipolle rosse e fragole centrale, il gelato di cipolle e fragole, gamberi a giro, mango a cubetti e coriandolo.
Top i contrasti di temperature.
Top le acidità.
Top il gioco di consistenze.
Top il sapore.
Qualcuno qui vuole portare il piatto a Roma e copiarlo, ma io mi batterò con tutta me stessa per averne a casa una sola mia esclusiva.

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Sardina, arancia, Wasabi, Carquinyolis.
Esteticamente ben presentato con varie sfumature di colore che ben si combinano con il piatto, ma qui l’eccessiva nota acetata della sardina fa da killer su tutto, tozzetti sbriciolati compresi, che sarebbero i Carquinyolis.

Comerç24 Restaurante  - 010

Tartara di tonno con tuorlo d’uovo marinato, uova di salmone, coriandolo, erba cipollina.
Ne ho mangiate di tartare di tonno nella mia vita, ma qui l’impronta asiatica – dove ogni minimo componente è studiato e dosato allo strenuo dello studio – è evidente. Corpo, gusto, colore: tutto impeccabile.

Comerç24 Restaurante  - 011

Baccalà con cardi, ceci, Miso.
Consistenza baccalà infinita, qualità ineccepibile; il piatto non ha i sussulti dei precedenti, ma di sicuro non ha nulla che stona.

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Razza all’amazzonica.
Altra cottura presa in pieno, brodo leggermente troppo grasso probabilmente per il rilascio delle cartilagini, note amare delle erbe che puliscono, sembra quasi un assoluto di fondo di pesce per l’intensità del gusto.

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Mela e zafferano.
Questo è uno dei quei piatti che dati i precedenti proprio non ti spieghi.

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Oreo alla vaniglia, pinoli selvatici, tavoletta di cioccolato Matcha.
Meglio, ma si rimane lontano dai precedenti canoni di bellezza, pulizia e gusto precedenti.

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A ruota libera.

Mi hanno detto “è uno dei locali di Carles Abellan – ed io – “cavolo, questa è una di quelle cose che devo far finta di sapere perché ‘sto tipo deve essere uno importante ed io non ne so una beata minchia”. Effettivamente il tipo non è alle prime armi e a Barcellona di strutture ne ha diverse. Per me rimarrà sempre un dilemma il perché gli chef-imprenditori italiani al secondo, terzo, quarto locale (?) – e non di certo in Italia, ma al massimo all’estero –  non riescano a standardizzare qualità, gestione e risultante enogastronomica. Eppur di super star ne abbiamo. Io, dei 10 posti di Abellan, ne ho provati tre e di sicuro lo marcherò stretto, nei prossimi giri, tutti e tre.
Seppur completamente differenti nel concept, sono totalmente uguali per la riuscita dell’offerta. Per ora non ho intenzione di fare un post su Bravo24, malgrado lo meriti alla grande (devo risolvere delle crisi esistenziali prima): un Tapas bar, in una location fantastica, frizzante, trendy, ma con adeguata materia prima, cucina divertente, personale giusto. Ho l’amaro in bocca perché questa roba da noi non esiste (in due giorni ci sono stata due volte).

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Io qui ho visto un tagliatore professionale di Pata Negra, che non lo puliva dal grasso, ma lo spogliava, non lo tagliava, ma ci faceva l’amore *)

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Contemporaneamente ho visto delle modelle/escort.
Contemporaneamente ho visto appassionati di cibo.
Contemporaneamente ho visto stranieri.
Contemporaneamente ho visto uomini di affari.
Contemporaneamente ho visto famiglie.
Contemporaneamente ho visto coppiette.
La cosa strana? Che, tagliatore di Pata Negra a parte, questa fusione l’ho vista anche da Comerç24 e ancor di più che in questa community tutti stavano bene con tutti. Tasse, crisi, personale, qualità del turismo, è sempre colpa degli altri o a noi i progetti fighi proprio non ci riescono?

 

 

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One Response to Comerç24

  1. Blue G. ha detto:

    Cara Catia,
    attendo i tuoi post sempre con il cuore che batte all’impazzata. Come un innamorato attende la sua amata, come un figlio attende l’abbraccio della madre all’uscita da scuola, come una bambina desidera i chupa chups al termine di una prova d’esame alle elementari. Sei brava, diretta, precisa, intelligente, erotica. La tua scrittura è di petto, di cuore e di testa. Il taglio dei tuoi articoli spaccano la tela come un concetto spaziale di Fontana. Non riesco più a fare a meno della tua scrittura, e ora, più che mai, con l’aggiunta dell’erotismo, tema mio caro, dichiaro ufficialmente il mio amore per te, per il tuo blog e per la tua capacità di emozionarmi ancora.
    Un abbraccio sincero
    Blue

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