Eme Be

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Cammino nel vago tentativo di digerire gli innumerevoli pinchos ingurgitati a pranzo, “la caña” ha fatto si che diventassi la controfigura di Homer Simpson; la cosa più grave è che odio sentirmi appesantita in un lungomare abitato solo da gente che fa sport, ripugno i loro addominali, i loro glutei scolpiti, il loro fiato lungo, i loro litri d’acqua, le centrifughe, la circolazione perfetta. Necessito di una terapia d’urto, il pensiero che tra tre ore sarò di nuovo seduta mi terrorizza e soprattutto ho paura di non riuscire a godere di una tavola su cui invece punto molto.Due ore e quaranta minuti dopo sono uguale, se non peggio: al gonfiore permanente si uniscono capelli increspati-post-di-tutto e un ritardo infinito che non mi farà nemmeno transitare davanti all’armadio il tempo necessario per il mio “non ho nulla da mettermi”. Sono pronta, scendo nella hall e un “sei bellissima” del mio amore mi fa salire i nervi.

Breve vademecum per i boy

Quando una donna si sente una “cessa” sono vietate due cose:

a) Dirle che è un fiore (penserebbe che la state prendendo per i fondelli e non che il vostro amore la rende sempre splendida ai vostri occhi).

b) Fare finta di nulla; qui si aprono scenari diversi a seconda dell’esaurimento della donna: si va da un leggero “il tuo silenzio è gentile, ma puoi anche dirmelo che stasera non sto in forma” a casi gravi “se non mi ami più o non mi desideri più possiamo anche finirla qui”. L’ideale sarebbe uno “stasera si vede che non stai in formissima, ma con questo abito sei riuscita comunque a cavartela alla grande”.

Grazie ad un taxi, più forestiero di noi, doppiamo il ritardo e raggiungiamo la base.

Eme Be è un’antica sidreria, gli elementi che la caratterizzavano sono stati mantenuti e valorizzati tanto da divenire protagonisti in questo restyling. Materiali prevalentemente naturali, pochi pezzi, ma ben codificati. La sala si sviluppa per un lungo rettangolo con un bel gioco di altezze dato dai
lampadari e dai cerchi che mantenevano un tempo le grandi botti.
Sidreria Eme Be - 001

Sidreria Eme Be - 001b
È tutto estremamente curato e coerente con lo stile scelto.

Benvenuto: crema di alici.
Me ne sarei mangiate non so quante.
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Insalata di granchio con erbe e aria di molluschi.
Gazpacho pieno di gusto, il granchio tagliuzzato all’interno perde corpo e sapore, l’aria fa quel poco che serve, ma la risultante non decolla.
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Uovo in camicia, consommé di funghi, carpaccio di maiale iberico.
Piatto Top.
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Ostrica con crema di porri, aria di caffè e curry.
Aria di caffè+ curry notevole, piatto di grande equilibrio.
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Calamari cotti nel loro inchiostro.
Troppo assoluto.
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Merluzzo alla griglia.

A coprire il merluzzo lamelle infinite di aglio; eppure il merluzzo non è coperto nel suo gusto e soprattutto non ti lascia per una settimana con l’alitosi. Cottura morbida e succosa.

Sidreria Eme Be - 007

Guancia di manzo con pure di patata.

Forse il piatto più monocorde. Classica guancia brasata che si taglia con un cucchiaio (consiglio vivamente di prendere la ciccia chuleda asada: ne vedevo passare alla mia destra, alla mia sinistra, ovunque, ed avevano tutte un aspetto niente male).

Sidreria Eme Be - 008

Crema di caffè con granita di Carajillo.
Carajillo è il nostro e anche loro caffè corretto con liquore, di semplice fattura, ma di grande gusto.

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Crema di agrumi, granita di k5 (liquore) e gelato di albicocche.
Sembra un doppione dell’altro dolce, solo che qui abbiamo la frutta invece che il caffè; gelato di ottima fattura.

Sidreria Eme Be - 010

A ruota libera.

Nella moda la haute couture, o alta moda, rappresenta la parte più creativa, sperimentale e ricca di ricerca. Si tratta di creazioni uniche ed incredibili, di fattura esclusivamente sartoriale, che vengono realizzate su misura, è rivolta ad un’élite che può permettersi queste splendide creazioni che sembrano delle vere e proprie opere d’arte. Poi c’è il prêt-à-porter dove non si parla più di un capo su misura o in limitatissima serie ma di un abito, la cui idea originale proviene sempre da quel tale stilista, ma che viene realizzato in taglie standard, in serie, e che è pronto per essere indossato. Ciò permise di far scendere il prezzo di un abito di moda, permettendo così a molte più persone di acquistarlo. Eme Be inevitabilmente nella mia testa è il “prêt-à-manger”. Lo chef Martín sa che i tempi son cambiati e i clienti pure (qui meglio farla breve e banale perché sulle cause del cambiamento posso perdermi), i fruitori oggi sono esigenti, giovani e con pochi soldi. Eme Be è la sua lettura di un mercato che si evolve, la sua interpretazione, la sua risposta. In una lettura superficiale può apparire uno specchietto per le allodole: in realtà quando ci passi la serata ti rendi conto che nel suo genere è un gran bel posto, che non è “volere ma non posso” del tristellato ristorante bensì un figlio con i “geni geniali” del padre, ma con la sua vita.

 

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