Arzak

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Ho sempre amato i proverbi ed essendo cresciuta con una nonna che, oltre La Bibbia, ammetteva come unico altro testo in casa il calendario di frate Indovino (per chi non è dotto di queste alte letture il così citato calendario, oltre a dare consigli di semine o di togli-macchie, ad ogni giorno abbinava un proverbio), ad un certo punto della mia infanzia parlavo come una che legge i tarocchi. Tra i miei preferiti : ” i cavalli si vedono all’arrivo “. Avevo appena aperto questo blog quando scrissi il post sui toyboy, post che mi portò una serie di confronti con maschietti e femminucce perché sembrava che incitassi questo genere di relazione, effettivamente il mio p.o.v. aveva una debolezza: il tempo. Le storie su cui mi basavo erano tutte collocabili a quando la sudorazione della pelle è un plus che ti manda ai matti e non ad un “amore ma non ti fai la doccia ?”, insomma roba fresca. Oggi dopo 4 mesi i cavalli non credo abbiano tagliato il traguardo, ma il primo grande ostacolo di sicuro l’hanno superato: l’estate.

Oggi, poi, che ho ricevuto una notizia super Top non posso non tornare al caso: la mia amica R. è incinta, ma non “cazzo sono incinta” bensì “Catia, siamo felicissimi: sono incinta”. Lei ha 38, lui 26; lui guadagna 1/10 di lei, ma inutile banalizzare, lui lavora sodo, ha una sua grande dignità, non si è spaventato del potere di lei, non vuole e non percepisce nessuna miglioria di vita per la posizione di lei  e, cosa ancor più bella come direbbe la Simo, si sono incontrati a metà strada. Lei è scesa dagli yacht per la sua vacanza con lui, nelle possibilità di lui, che vuole sentirsi uomo ogni momento.

Seconda storia: anche qui 38 lei – 27 lui, lei ha due figli: ad aprile si era appena separata per questo grande amore, che fine hanno fatto? Mangeranno il panettone insieme? Direi proprio di sì, quasi convivono, mancano le ultime cose: lui ha messo in discussione vita e lavoro, sono usciti dalla clandestinità, i figli di lei lo adorano sempre più e lei è sempre più sorridente.

Terza storia: lei 40 – lui 25, posizione di stabilità, nessun avanzamento ufficiale, ma già che lui abbia resistito a Formentera al confronto tra un di-dietro di una 20enne e uno di una 40enne, con inevitabile cedimento dovuto alla forza di gravità, mi sembra un grande successo.

Per approfondire lo studio mi sono bastati tre giorni ad Ostia e due a Fregene con la specie maschio, quarantenne, posizione economica discreta, giusta maturazione di bicipite, buon accordo di depilazione con i peli del torace. Li ho visti mangiare le stesse cose per più giorni, riunirsi in branco per prendere solo così forza nelle azioni, scimmiottare per un bikini fluo, concorrere con Paris Hilton per il selfie più demente; diventare monchi per esibire il braccio con l’orologio status; fare affermazioni su donne da allontanare perché secondo loro interessate unicamente al solo ” tesoretto”; comprare una bottiglia di scadentissimo prosecco -trattarla come una magnum di Krug – e versare un calice alla donna con una solennità a cui bisognava solo aggiungere “questo è il calice del mio sangue!!” e – soprattutto – programmare, anche in vacanza. Mi spiace, ma capisco chi verte per altri fronti, questi quarantenni fanno fatica anche a cambiare programma di bucato, figuriamoci se riescono per un amore a modificare le loro abitudini, il loro lavoro, a mettersi di nuovo in gioco: gli anni che aumentano sono direttamente proporzionati all’egoismo che cresce.

In tutto questo che fine a fatto Arzak?
Chiedo scusa, ma la notizia della R. mi ha reso troppo felice, Arzak poteva attendere….

Più volte mi sono sentita dire che è più facile scrivere male che bene di un posto, in un Paese che ha la critica nel DNA, tutto dovrebbe essere molto naturale. Per me non è così, forse perché accanto alla parola “critica” sono stata indottrinata ad aggiungerci sempre la parola “costruttiva” o forse perché per me non sono ristoranti, ma aziende che danno lavoro. Comunque oggi decido di togliermi subito il sassolino dalla scarpa:

Arzak non mi è piaciuto.

Si scatenino fulmini e saette!! Come osi scellerata!! Un tre stelle!!! Che tu sia condannata a mangiare nei peggiori cinesi del mondo!!
Quando entrai in cucina il mio chef / marito mi diceva sempre, mentre facevo sculture di carote o facevo caviale di ogni cosa che mi passasse sotto mano: “a Ca’, devi dare sapore alla robbba!!” Nel tempo ho identificato nel gusto il fine ultimo di ogni piatto che mangiavo. Equilibrio, pulizia, aspetto estetico, erano sì dei parametri, ma sempre secondari: la portata me la dovevo ricordare sulla lingua, mi doveva far venire l’acquolina. Quando sono nel dubbio, mi chiedo sempre:” ma domani, tra un mese tornerei a mangiare qua, anche gratis?”. Il sapore per me è il palato vergine di un bambino che mangia senza pregiudizi.

Spesso quando non si apprezza un posto come Arzak si imputa alla loro cucina innovativa, per cui se ami la tradizione “stattene a casa tua”, oppure se non sei all’altezza di capire certe menti “tornatene alle tue bettole”; personalmente non credo che le cose non possano andare di pari passo, tutto si evolve in questo mondo, non vedo perché la cucina debba rimanere con la frusta e la colla di pesce, l’importante è la mission. La cipolla fondente di Tassa sarebbe, per me, sempre la cipolla di Tassa anche se lui trovasse un macchinario  o un qualche enzima o un extraterrestre che gliela fa in metà tempo o ottimizzando i costi: l’importante è l’odore di quando la apri e il gusto di quando la mangi.
La figlia Elena ha una grande conoscenza della cucina, delle cotture perfette, della materia prima: questo è innegabile. Chi prima di andare da Arzak non credeva che il Baobab fosse solo una pianta dei cartoni animati o di qualche documentario della Coló? Invece lei cucina con la sua polvere.
Nella mia vita non avevo mai visto un laboratorio dedicato totalmente a radici ed erbe così grande, tutte catalogat; una cucina con così tanti cuochi e con così tante attrezzature. Il punto è che poi questo plus non arriva sul piatto.

Restaurante Arzak - Catia

Restaurante Arzak - spezie

Avete mai visto quelle donne facoltose che, invece di mettersi pantalone e camicia della migliore fattura possibile, si agghindano come un albero di natale? Insomma notate differenza tra Chanel e Cavalli? Sono due super griffe, ognuna ha il suo cliente tipo, fanno ricerca entrambi, cambia la mission: una vive nel lusso della semplicità, l’altra nel lusso dell’eccesso. Quindi con molta tranquillità, come posso dire che non vesto il leopardato di Cavalli con teschi e borchie, posso dire che non mi sciolgo in un piatto in cui il tutto non mi fa capire niente. Mi limiterò solo a dare la dicitura dei piatti, per due motivi: primo, per dire se il Baobab o i gigli o altre cose sono buone, devo averli almeno assaggiati assoluti per conoscerne il gusto o per dire se aggiungono al piatto o contribuiscono al suo equilibrio – e di molte cose non posso dire perché non conosco – secondo, inutile soffermarmi su quei piatti che non ho amato, il punto è sempre più o meno lo stesso argomentato prima: l’eccesso.

Tapas:
Tonnetto bianco e fragola marinata.

Restaurante Arzak - 001

Bitter di lampone.
Restaurante Arzak - 002

Ravioli di mango con crema di Chorizo e acqua tonica.
Favoloso.

Restaurante Arzak - 003

Carota con acciughe e Ssamjang (un insieme di peperoncini, credo, orientali).
Restaurante Arzak - 004

Mela e barbabietola con funghi locali, crema di foie-gras e patata.
Restaurante Arzak - 005

Granchio con roccia di alghe e copertina di huitlacoche.
Restaurante Arzak - 006

Astice alla brace, croccante di curcuma e spinaci a forma di stella, acqua di pomodoro foglie fresche, semi di sesamo.
Il piatto viene presentato sopra uno schermo che manda immagini del mare: dopo 30 sec. il mio ha iniziato a mandare immagini del fuoco….quando la tecnologia non aiuta.
Restaurante Arzak - 007

Uovo cotto a bassa temperatura con funghi, wafer di latte e origano, mousse di gorgonzola, formaggio Idiazabal bagnato nel Porto, foglie di latte, polvere di baobab.
Restaurante Arzak - 008

“Parterre” di stagione.
Restaurante Arzak - 009
Tonno leggermente affumicato con rabarbaro e gigli fritti.
Restaurante Arzak - 010
Calamari in foglia.
Restaurante Arzak - 011

Restaurante Arzak - 011b

Petto di piccione arrosto con sopra una salsa di frutta secca, accompagnato da semi di zucca, uva e girasole.
Restaurante Arzak - 012

Agnello con patate, yuca fritta e in salsa.
Restaurante Arzak - 013

Tartufo voluminoso al cacao e zucchero, che conserva al suo interno un cremoso di cioccolato e carruba.
Restaurante Arzak - 014

Cercando le nocciole.
Restaurante Arzak - 015

Frutta fermentata con tamarillo e cubo di frutta secca.
Restaurante Arzak - 016

A ruota libera.

Ė il mio secondo tre stelle in Spagna e non posso che fare un copia/incolla di ciò che ho già scritto su Akelaŕe (a supporto altre due foto, ma per chi vorrà anche qui l’argomentazione è lunga):

<L’Italia è ancora il paese dello shopping!!! È cambiata solo la modalità da attiva “io compro” a passiva ” io sono comprata”, innumerevoli sono ormai le aziende Made in Italy che passano nelle mani di aziende straniere. Personalmente non mi sono mai ripresa dal lutto per il passaggio Gucci alla Kering, a casa il lutto continua per la perdita di Loro Piana e l’elenco potrebbe continuare.>

Ecco, uscendo da Arzak vengo assalita da un dubbio: <vuoi vedere che anche la direzione della Rossa Italia è stata ceduta? E vuoi vedere che l’acquirente potrebbe essere la famigerata Troika? Michael Ellis per caso ha preso lezioni dalla Merkel per cui ha stabilito che i ristoranti italiani debbano avere dei parametri di valutazione più alti rispetto agli altri paesi altrimenti vengono bacchettati e continuamente rimandati?>

Restaurante Arzak - a ruota libera 1

Restaurante Arzak - a ruota libera 2

 

 

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