The Corner

Commenti (1) Pit Stop

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Ma gli uomini, quando sono in branco, parlano di noi donne diciamo per l’80% del tempo? Sovente poi il giudizio “loro non ci capiscono, noi siamo esseri superiori”, ma se siamo esseri superiori perché siamo sempre noi ad arrovellarci il cervello per capire loro e raramente viceversa? Se siamo noi “le divine”, perché il mistero e l’ignoto che vela le nostre menti non lasciamo che lo diano per assodato e giusto e invece perdiamo minuti, ore, giorni, mesi, anni, senza mai un indennizzo economico per le rughe sopraggiunte, ad interpretarglielo come il più minuzioso traduttore? Questa sera siamo in 5 e ci siamo scelte il posto più social cool o cool social che c’è ora su piazza romana: The Corner. Iniziamo dal nome: detesto che nella capitale per fare i fighi si inglesizza di tutto e di più; questa volta però mi devo arrendere all’evidenza che, mentre The Corner mi manda con la mente aScorsese e al suo adrenalinico “The Wolf”, l’angolo fa molto Scola in “Brutti, sporchi e cattivi”. Il posto rispetta lo stile liberty del palazzetto, non invasivo per gli arredi, sobrio nei suoi tocchi di colore, raffinato senza inibire gli avventori. Decidiamo di passare lì tutta la serata, quindi aperitivo, cena, cocktail bar, orario d’ingresso ore 20:00 da bipede, orario d’uscita ore 3:00 da quadrupede. A conti fatti ognuna di noi ha avuto 1 ora e mezza di confessionale. La parola più usata è stata “speranza”. Speranza che cambi, speranza che mi richiami, speranza di rimanere incinta, speranza che questa merda di pioggia se ne vada, speranza che lui si metta l’animo in pace, speranza che il cameriere noti il nostro bicchiere vuoto ormai da non so quanto, speranza che la cellulite diventi solo un brutto incubo, speranza che la suocera/moglie/ amico venga investito da un tir, speranza che lui ci appiccichi per ogni parete della sua casa tutta la notte…..Stop.

Capitolo aperitivo: ad accoglierci e a fare gli onori di casa, Giuseppe Capasso, uno dei soci, uomo charmant; indossa un abito di buona fattura, sicuro sa come trattare 5 donne che vogliono bere, non so quanto sappia del resto, ma sicuro si sta impegnando. La terrazza crea una atmosfera pazzesca, musica ben selezionata, servizio coerente per lo stile che voglio interpretare, gente quella giusta, i cocktail sicuramente da perfezionare non solo a livello di gusto, ma anche di presentazione, stuzzichi di accompagno depressi.

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Adoro le mie donne, sono feline, alcune pantere, ma mai gatte morte (atteggiamento che con repulsione lasciamo a chi non sa cacciare con i denti). Il primo cin cin lo dedichiamo al successo lavorativo di C&M, in proprio finalmente, a far mangiare la polvere a chi per anni le voleva solo serve, ma il sarcasmo di F (che ha 35 anni, ma in realtà si è già sparata le sue sette vite da gatta) non tarda ad arrivare: Sappiate che con l’indipendenza economica, l’affermazione e la carriera di uomini ne vedrete sempre meno…. Queste parole suonano come la campanella di un match, è la fase che più adoro, si offendono, si attaccano, non si ascoltano, si sovrastano con la voce, e quando pensi che a cena rimarremo sì e no in due, basta una battuta per ristabilire gli equilibri… si ordina un altro cocktail e la conversazione prende il giusto tono.

Socialmente parlando credevo che quella della donna in carriera fosse una problematica anni ’80, e che fosse stata ampliamente superata dalla donna multitasking. In realtà il punto non è come reagisce il tuo compagno/ marito di fronte al tuo incremento lavorativo/economico e se è soddisfatto di come gestisci contemporaneamente casa-famiglia-lavoro, il punto è che non ci arrivano più ad essere compagni o mariti perché tu li devi inserire tra una riunione di lavoro, un’ape con le amiche, l’estetista, il parrucchiere, il commercialista, la banca, la palestra, la spesa… Tu trovi un buchetto in agenda, se non sei troppo stanca, per un’oretta di piacere, glielo comunichi al massimo con un messaggio su whatsapp, loro si sentono sempre più fuchi che leoni, vedono il loro spazzolino sempre più lontano da casa tua, arrivederci e grazie.

È ora di accomodarci nella sala ristorante.

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Mi viene incontro Fabio (Baldassare chef), sta in forma, Milano ha messo a dieta pure lui, io è la seconda volta che vengo, questa volta gli lascio carta bianca. La carta dei vini è basic, non so dire se volutamente o inconsciamente basic e le poche etichette non sono certo frutto di chissà quale grande ricerca.

Iniziamo: Tartara di spigola con acqua di pomodoro e chips di grano arso. Lasciamo perdere il tronco adagiato sopra che rimarrà per me un mistero, non amo, ma questo forse più per limite personale che per altro le tartare di pesce adagiate su delle acque, lo trovo un po’ un controsenso, la qualità e la freschezza di un pesce sono tangibili nel sodo della carne, bagnarla toglie in parte questa percezione senza aggiungere particolari di gusto.

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Pralina di baccalà con granella di pistacchio, cialda di gnocco fritto, maionese all’arancia.
Baccalà all’interno ben mantecato, cialda a contrasto di consistenza, maionese ben fatta, ma che poco lega il resto.

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Riso al salto con burratina, pomodorini, polvere di cappero. Era una vita che non mangiavo il riso al salto, qui in una variante che unisce nord e sud Italia: divertente, gustoso. The Corner - 006

Aio e oio su carpaccio di gambero. Il manico c’è si vede e si sente. Cottura giusta, temperature contrapposte ben dosate, aglio e peperoncino evidenti, ma non fastidiosi. The Corner - 007

Tiramisu al cioccolato bianco.
Troppo stucchevole, ci sarebbe voluto un litro di caffè per poterlo definire un tiramisu.

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Pesche e.. (e nulla.  Si vede che sono a fine serata, tra i miei appunti, il titolo è incompiuto, peccato perché è un dolce veramente piacevole e ben eseguito, ricordo poco, ma quel poco è più che positivo)

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La cena è terminata, ma l’ambiente in terrazza si ė fatto interessante, come direbbe la Simo ” c’è vita nello spazio…” e quindi di tornare a casa non se ne parla.

A ruota libera.

Fabio ci mancava molto; alla sua decisione di trasferirsi alcuni di noi hanno reagito come alla perdita di una punta nella squadra del cuore. Passare per Milano e cenare da Unico era quasi un atto dovuto, poi i soliti rumors “sta tornando!” e via la caccia a scoprire dove, come, quando. In attesa dell’apertura fantasticavo sul risultato, la mia mente andava sui sontuosi carrelli di formaggi e distillati che abitavano l’Altro Mastai, su quei panieri infiniti, su quel servizio da corte, sul capriolo più buono della mia vita; talmente ero inebriata da tutto questo che il primo giorno di apertura ero già a cena da lui. Bene se vi aspettate che The Corner sia un revival dell’ Altro Mastai statevene a casa. Lo chef insieme al resto della proprietà (Giuseppe Capasso e Danilo Maglio) hanno fatto una scelta differente, il loro progetto è articolato e pretenzioso – visto che è cosa più che risaputa che a Roma abbiamo degli hotel meravigliosi, spesso con viste mozzafiato, ma con una ristorazione correlata al deserto dei tartari – si sviluppa così:  l’hotel , il bistreet, il ristorante, la terrazza, il club (da questo inverno)…, Ora non bisogna essere Anton Egò per capire che di lacune ce ne sono e che il tiro va aggiustato, ma se ad ogni imprenditore o chef che prova a fare qualcosa di diverso lo massacriamo dopo un mese di apertura ci ritroveremo sempre e solo a mangiare nei soliti quattro ristoranti assodati, che negli anni hanno passato lo screening. Ciò non vuol dire che i clienti debbano essere dei criceti da laboratorio, ma semplicemente che se il format ci piace ci può essere il giusto tempo per scovare il pelo nell’uovo (es: c’è una sostanziale differenza tra l’inconsapevolezza di un servizio di sala altalenante e la difficoltà di trovare personale iper-qualificato a luglio, a Roma – tanto per dirne una). Sul macro dell’idea mi piacerebbe che ci fosse una differenza più sostanziale tra il menù della terrazza e il ristorante, con tutto ciò che ne viene: servizio, carta dei vini, prezzi; oppure che per assurdo diventi un unico posto che fa cucina di ricerca per cibo considerato fighettino tipo Fingers di Milano per capirci, in fondo hanno la location, hanno il fuoriclasse in casa, hanno pure le stanze… A Fabio Baldassare, mio maestro, persona che stimo, uomo che adoro per la sua timidezza con le donne, posso solo dire ” Una Ferrari non me la so immaginare con il freno a mano tirato”.

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Cliccare qui per le info contatti del bistrot di Fabio Baldassarre al The Corner a Roma

 

One Response to The Corner

  1. max scrive:

    scrivi molto bene, ma usi la penna come un ninja… tagliente!

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