Bistrot 64

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Metti me a cena, con le mie mille paranoie già ben argomentate nel post Settembrini, aggiungici una mia amica, peggio mi sento, anche lei con il suo bel trascorso tra chef e tavole. Shackera con il pregiudizio razziale “perché, se sei Giapponese, ti ostini a voler fare la carbonara?”

Servi con tanto ingegno, perché per te è stata coniata la frase “la nuova scommessa del panorama ristorativo romano”……semplici strascichi della stella. Bistrot64 si colloca in una zona che definire arida è un eufemismo: si presenta, come il nome lascia sottintendere, a mo’ di bistrot (che poi pure questo concetto sarebbe da approfondire); di mio trovo le linee troppo pulite, arredi e colori abbastanza scontati; ci sarebbe un bel bancone in cui però la presenza umana non è stata rilevata.

Ristorante Bistrot 64 - 001

Mise en place essenziale; come il trend comanda, la presenza della tovaglia è una bestemmia (ma l’Haccp – l’Hazard Analysis and Critical Control Point – solo quando era in vita il mio di ristorante lavorava?), musica non rilevata. Carta dei vini anoressica, ma sono consapevoli della malattia e ci garantiscono una cura ricostituente fatta di acquisti. Andiamo sul sicuro: Souvignon Voglar Peter Dipoli. Con il menù arriva anche lo chef Kodaro: capiamo ben presto che qui a servirti non ci sono camerieri (che provvedono solo allo sbarazzo) bensì chef e cuoco, inutile dirla la mia domanda inconscia, una volta preso atto di questo.

Il primo piatto che ordino è Seppia affumicata, gelato ai piselli e acacia.
Ultimamente non faccio altro che mangiare piatti che in qualche modo prevedono un affumicatura, cosa che io adoro, il punto è che o mi sono persa qualcosa visto che in bocca non ne sento più nessuna o va fatto qualche ripasso nel canale di Giorgione orto e cucina. Piselli + acacia= troppo dolce.

Ristorante Bistrot 64 - 002

Spaghetti di patate burro e alici.
Un uso diverso degli spaghetti di patate, fino ad oggi visti solo in veste di cestini portatutto. Buono il contrasto tra quelli morbidi adagiati nella salsa e quelli croccanti fritti sopra. Concettualmente piatto abbastanza basico, dire burro e accostarci alici è un po’ come dire Grande Fratello e accostarci la demenza. Comunque equilibrato.

Ristorante Bistrot 64 - 003

Risotto al pesto di basilico e rapa rossa.
Ogni chef ha un rapporto morboso con qualche utensile di cucina, tipo me con i tacchi delle scarpe; nel top del kitchen-fetish abbiamo Pacojet, stampi e  Roner; per lo chef Noda non c’è nessun dubbio: è qualsiasi cosa gli permetta di fare una forma di palla. Il chicco in fase di tostatura non si è aperto, questo non gli ha permesso di assorbire il liquido che rimane quindi in eccesso, la rapa non aggiunge nulla.

Ristorante Bistrot 64 - 004

La chiacchiera della serata verte su un campo in cui ho il dottorato: le promesse degli uomini, anche dette “aria fritta”. Se è vero che ogni persona ha la propria storia è pure vero che io non ho mai incontrato una donna che mi abbia detto “ha giurato ed ha mantenuto!” In cima al podio, abbiamo la promessa che ha sorpassato crisi economiche, guerre,colpi di stato, tumori: per te lascerò mia moglie!(Ringrazio Dio che almeno questa mi è stata risparmiata).
La pasta si mangia calda poi ti dico….

Cacio e pepe.
Salsa ben fatta, con un giusto connubio tra quelle cacio e pepe tutta crema e quelle, del precedente millennio, con soffritto e tanto pecorino sopra; la cottura della pasta mi lascia perplessa perché c’erano nello stesso piatto alcuni spaghetti perfetti ed altri troppo cotti, l’unica interpretazione che sono riuscita a darmi è che fosse stata calata in prima battuta poca pasta e poi aggiunta dell’altra a seguire, perché mi sembra strano una partita di pasta fallata che produca questo effetto.

Ristorante Bistrot 64 - 005

 

Devi capire una cosa: hai presente quel momento in cui lui sta per pronunciare la promessa solenne, a cui tu hai dato la rilevanza di una fumata bianca e che ricordi con una dovizia di particolari che nemmeno un serial killer osa tanto? Bene, per lui aveva l’utilità di un dito sleccazzato che ti permette di voltare pagina (nel vostro caso a voltare doveva essere una serata che stava prendendo una brutta piega) e di quel momento si ricorda al massimo che, mentre diceva la qualunque, si era ripromesso di inventare una scusa plausibile per quando tu gli avresti presentato il conto! (E manco quello poi ha fatto!) Riassumendo: le promesse stanno agli uomini come l’eterosessualità sta a Dolce&Gabbana.

Ora pappa che con questo piatto, almeno alla vista, stiamo per cambiar registro.

Tagliata di presa iberica marinata, cocomero e cresta di gallo.
Lo chef ci fa presente con grande entusiasmo che questo sarà il piatto che porterà per la festa a Vico, (entusiasmo a parte visto che hai quasi quarant’anni e una stella sul groppone, quindi stare tra “gli emergenti” a Vico a me farebbe rodere il di dietro non poco); devo dire che mai scelta fu più giusta, visto che il piatto è veramente la personificazione delle sue capacità. Tecnica, pulizia, eleganza,accostamenti audaci nella loro essenzialità, senza cioè troppe trasformazioni in creme, gelati, gelatine.

Ristorante Bistrot 64 - Presa iberica

 

Sapore di mare.. sapore di sale..(trancio di sugarello con quinoa, salicornia e olio di ostriche).
Altro piatto di perfetto equilibrio (con il sale poi non è facile), con un bel gioco di consistenze. La foglia di basilico, buttata lì, toglie cura alla presentazione.

Ristorante Bistrot 64 - Sapore di mare

Questi due piatti mi riportano con la memoria allo chef Kotaro che conosco dai tempi della Torre passando per il Magnolia: il pregiudizio diventa razzismo, per me deve fare ciò che gli appartiene e non blande interpretazioni della cucina tradizionale italiana.

Dolci.
Via lattea: gelato all’olio extra vergine di oliva, meringa allo Yuzu, pralinato di cioccolato bianco e fragola. Olio e Yuzu non bastano a contrastare una eccessiva tendenza dolce, per gli amanti del genere comunque sicuramente ben fatto. Il titolo del piatto non trova aderenza nella sua interpretazione.

Ristorante Bistrot 64 - desset via lattea

 

 

Trinacria: sorbetto di arancia rossa,crema di pistacchio con ricotta e cioccolato. Buono.
Ristorante Bistrot 64 - dessert Trinacria

 

 

Tortina finta di lampone e mela con gelato al Calvados.
Nella sua semplicità il dolce che ho preferito.
Ristorante Bistrot 64 - Dessert finta crostatina

A ruota libera.
Hai presente quando, presa la maturità, stai cercando di capire la facoltà che meglio ti calzi avendo 100 insicurezze esistenziali e come unica certezza che se non ti chiarisci presto le idee ci morirai tra un esame e l’altro?Ecco Bistrot 64, come diceva l’ermetico Enrico Ruggeri: ” la tua vita è a un bivio!” Fai la tradizione e fai innovazione, i tuoi camerieri non sono quelli di Roscioli, ma nemmeno quelli dell’Imago; non bevi di nicchia ma nemmeno troppo di massa; hai un banco bar, ma perlomeno la sera non ha la sua carta; hai due chef (Kotaro-Cozzo), ma ne avessi visto uno fisso in cucina a controllare qualche erroretto che si poteva facilmente evitare. Certo, sei a ridosso del popolo “mai il carboidrato dopo le 18:00!“, di “ho tanti soldi, ma li spendo per le stronzate e non per il cibo”, di “io mangio come Crusoe per sopravvivere e non per godere“, dei bambini cresciuti a suon di tate e della cucina etnica, ma tutto questo non aiuta, il rischio ibrido è in agguato e purtroppo, mentre puoi far politica senza carattere e personalità, nella ristorazione non passi.

 

 

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