Osteria140…Marco Di Biagio

Commenti (3) Pit Stop

Osteria 140 - chef b

Perché nella vita conta la fermezza, la coerenza, la determinazione…! Ecco quando si parla di cibo e di alcool ‘sta roba non so proprio cosa sia! I miei buoni propositi si annullano, sono un vago ricordo pure senza senso di colpa. Ho passato il pomeriggio per negozi nella maledetta scelta di un paio di costumi a lamentarmi di quei due kg che non si scrollano, della panciotta, delle mie braccia, del sederotto, delle tettone infinite, del mignolo grasso; a nulla è valsa la presenza della mia amica L. che mi vede come un mito (motivo per cui scelgo lei in questi casi di shopping); ho passato tutto il tempo nel camerino a pensare che avrei bevuto solo acqua per due giorni, che al massimo avrei inserito della frutta, che il vino sarebbe stato un miraggio, che avrei camminato per ore, che avrei fatto una sessione pesantissima di massaggi, insomma RIGORE.

Il tempo di uscire dal negozio, di guardare l’orologio, di salutare la mia amica, di incontrare mia mamma e sono già a piedi pari dietro ad una tavola, mi rimane pur sempre il “piano B” brucia calorie…….

Osteria 140 completa il triangolo ristorativo di una via caratterizzata da un lato dalla mitica enoteca Il Goccetto, detta anche il Goccio, detta anche da Sergio, detta anche “il luogo di non ritorno” (se non con un taxi!); dall’altro da un orgoglio  capitolino, il ristorante Il Pigliaccio, con la sua cucina TOP in ogni senso.

Iniziamo da lui, uno dei due soci: Daniele Mannis (sardo), la reincarnazione del vecchio oste, con una mimica facciale da 10, un po’ gentleman, un po’ sgraziato, un po’ burlone, ma anche umile, premuroso, vigile, chiaccherone (il suo tono di voce governa la sala); è quel genere di padrone di casa che o adori (come nel mio caso) o detesti perché oggi è talmente controcorrente come personaggio da stonare. Io sono entrata questa sera per la seconda volta e gli ho detto: “buonasera come sta?” – E lui -“mai stato meglio!”. Io penso:”mi sta prendendo pesantemente per i fondelli”, ma i suoi occhi non lo tradivano: era veramente felice. Figo! Accanto a lui la moglie Vania Martini (non credo sia sarda), valido aiuto, competente, un po’ timida, ma tanto compensa lui che in piena sala se la bacia sulla fronte, se la coccola, ma come faccio a non farmi uscire la lacrima io che piango per Cars 1 di mio figlio!

Osteria 140 - coppia

 

Altro socio Mirco Narcisi, non posso dire molto di lui, dato il monopolio di Mirco sul mio tavolo, se non che è siciliano (mai conosciuti due soci uno sardo e uno siciliano!!!).

Osteria 140 - soci

Il ristorante è semplice, sobrio e curato; il tutto si muove sulle tonalità del bianco e del marrone, pochi giusti tocchi di colore provenienti da quadri appesi, troppo alte le luci, ma il valore aggiunto è il piccolo dehors esterno: piante, fiori, al centro una piccola fontana che allieta la cena con il dolce fruscio dell’ acqua che scorre (naturalmente fin quando non arriva Capitan Burrasca!).

Osteria 140 - dehors

Consiglio, con i primi incassi consistenti del ristorante, di sostituire le sedie esterne inguardabili, ma capisco e rispetto perfettamente la logica di chi inizia facendo il passo lungo quanto la gamba, quindi per ora vanno più che bene.

Comunque visto che di cibo parliamo…

Carciofo all’acqua pazza, olio al cumino, mandorle tostate.
Carciofo con alcune foglie un po’ durette (fine aprile non aiuta), di gusto equilibrato con una leggera nota acidula che ne intensificava il sapore; cumino non pervenuto, le mandorle un di più non capito.

Osteria 140 - 01

Parmigiana di melanzane.
Il principio è quello di scomporre gli ingredienti che la formano, cosa abbastanza comune al limite del banale: la risultante più inusuale è che nella scomposizione la bontà aumenta. La cottura delle melanzane omogenea, salsa di pomodoro pulita ed equilibrata, pesto di basilico per fortuna grezzo e profumato, pallina di parmigiano che dà corpo.

Osteria 140 - 02

Mc d’Oca.
A vederlo sembra la brutta copia di quello di Romeo chef & baker, in bocca non mi convincono i pezzettini a dispetto di una scaloppa intera, pane piacevole, cipolla marinata e sorbetto di buona esecuzione.

Osteria 140 - 03

Spaghettoni di Gragnano, vongole veraci, fiori di zucchina, pomodorino alla brace.
Cottura pasta presa in pieno, condimento proporzionato, pomodorino alla brace con mille sentori di erbe aromatiche, inoltre finalmente si vede un primo con un po’ di olio di spinta e non solo amido di mantecatura.

Osteria 140 - 04

Spaghetto integrale aglio e olio, friggitelli, gamberi bianchi crudi.
Anche qui cottura perfetta, aglio e olio pulita senza sentori spiacevoli di ritorno; buona la qualità dei gamberi, friggitelli a mezza cottura che donano aroma e croccante.

Osteria 140 - 05

Tortelli di coniglio leprino della Tuscia, asparagi, succo di carne.
Mi piace il titolo succo di carne – invece di una blasonata demi glace – rende più campestre la portata: sfoglia grezza che mi convince per un interno delicato e di buon taglio, il ripieno non è un pappone di crema; asparagi anche qui dalla cattura a metà per donare corpo.
Insostenibili per etica le chips di patate viola, fuori tempo, fuori sapore, fuori taglio, fuori food cost: per me out.

Osteria 140 - 06

Dopo tre primi sono quasi sicura che lo chef sia stato un capo partita ai primi, la mano di chi conosce bene i fondi, i diversi gradi di mantecatura, l’uso razionale di soffritto o meno.

Lingua, aringa, foie-gras.
Io non so se è un caso, se lo chef ha avuto una botta di culo strepitosa quel giorno nel fare il piatto, ma io guardavo il piatto, assaporavo i contenuti e mentalmente sarei potuta essere tranquillamente 20 metri più avanti da Genovese: cottura lingua magistrale, temperatura di servizio perfetta da rendere le scaglie di foie-gras un accompagno perfetto per tutto il tempo, senza che si sciogliessero come neve al sole; aringa ben calibrata, a riportarmi alla realtà il prezzo 16 € e quelle disadorne foglie di insalata.

Osteria 140 - 07

Tiramisù.
Un giorno farò una pagina solamente dedicata alle mille interpretazioni di tiramisu viste nella mia vita. Anche qui si adopera il principio della scomposizione degli elementi della ricetta la risultante è troppo dolce, il caffè non arriva, esteticamente un calo di immagine, non posso dire che non è buono: posso dire che non è un tiramisù; forse preso scorporato da questo non risulterebbe nemmeno così un flop.

Osteria 140 - 08

Cheese cake.
Anche qui serve un curatore d’immagine! Lo zucchero a velo è anni 80! Ma il gusto c’è; nella variante cotto poi a mio avviso è anche più difficile centrare il colpo. Troppa la quantità che finisce per allappare il palato.

Osteria 140 - 09

 

A ruota libera.

Tutto il tempo della cena mi sono chiesta ma dove sono i romani, il popolo gourmet (se mai esiste!!), gli addetti..

Il locale è pieno, ma di turisti e di qualche italiano di passaggio; siamo però  ben lontani da essere questo il posto turistico che fa cucina spazzatura con grandi viste.

Vuoi vedere che ‘sti americani da che si facevano la pasta scotta con il ketchup adesso ci vedono più lungo di noi capitolini  – che invece viviamo di guide, mode e personaggi di punta della ristorazione – per cui se ti danno (passatemi il francesismo) una caccola fritta diventa top perché il Dio non si contraddice!!!

Mi dispiaccio per questi ristoratori che fanno il loro bene, ma non se li fila nessuno, peggio ancora mi dispiaccio per lo chef Marco Di Biagio, 26 anni, che ha un solo aiuto cuoco cucina sotto terra tutto il giorno (visto che è aperto a pranzo e a cena); che è giovane, che ti esce in sala perché tu lo hai chiamato e non perché fa la guest star tra i tavoli, che ha la divisa sporca di lavoro vero, le mani piene di taglietti, gli occhi di chi vive di passione per la cucina accerchiato da libri di grandi chef – come i poster di una cameretta di un bambino – ma purtroppo per lui non è inserito nei giri giusti e quindi se pur molto bravo la sua strada sarà in forte salita. Ora temprare il carattere in giovane età fa anche bene, ma il tempo è tiranno.

I piatti mangiati non sono delle illuminazioni, alcuni sono anche abbastanza visti, ma è la dovizia con cui è trattato ogni ingrediente che mi ha conquistato: si percepisce che chi sta dietro le quinte ha una conoscenza delle basi, delle cotture, della materia prima, che vuole fare tanto e bene (per la media di prezzo di 30/35€ rari sono i casi di un cestino di pane con grissini, focacce, panini tutti home made); che ha coraggio e personalità sulla scelta dei piatti (vedi lingua, aringa e foie-gras). Ma non si può stare su tutto e dei cali inevitabilmente ci sono: un pasticcere, un aiuto cuoco in più, darebbero sicuramente più spazio al percorso di crescita e di affinamento che è in pieno corso. Insomma visto che sono la donna del tutto e subito mi rode quando vedo il potenziale di uno chef come Marco e intuisco che non ci sono i presupposti per valorizzarlo al massimo, ma questa probabilmente è più una pippa mentale mia, perché ad oggi se devo fare un fermo immagine vedo una sala piena di clienti soddisfatti, una squadra che funziona, dei conti che probabilmente tornano ed un’unica rompipalle mangiona che invece di godere e basta fa la Marzullo della ristorazione!

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Cliccare qui per accedere alle info contatti dell’Osteria 140

3 Responses to Osteria140…Marco Di Biagio

  1. David Popoff scrive:

    One of the best restaurants in Rome, the hosts Daniel and Vania are wonderful but the star of the restaurant you will not meet since the Chef Marco, Bravo a wonderful meal that steps outside the box of traditional cooking to a new level of excellence.

  2. Francesca Riganati scrive:

    Eiiiiii!!!
    sempre più divertente leggerti!
    Grazie

  3. Blue G. scrive:

    Cara Catia,

    sono stata in questo posto dopo pochissimo che aveva aperto. Era un pranzo di lavoro e ti dirò sono stata piacevolmente colpita da questo posticino super carino. Poi c’è la connessione gratis e per noi, gastroVictim è fondamentale.
    ti abbraccio e ti seguo
    Blue

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