Stazione di Posta

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Iniziamo da una domanda base: dove è situato Stazione di Posta?

Semplice:”Largo Dino Frisullo”.

Il fatto che non ci sia un numero civico dovrebbe già far venire qualche sospetto; io nella mia testa ho ridotto il tutto in: < ti credo che non c’è il numero civico…sta dentro al Macro! > il che non è del tutto errato, ma se siete due donzelle in ghingheri, entrare dal Macro e farsi un bel po’ di strada buia a piedi non è proprio la scelta più felice e così io al mio terzo passo nel sentier avevo già preso la saggia decisione di rientrare in macchina.

Largo Don Frisullo è, per intenderci, dove è la discoteca Alibi. Ora, brividi a parte nel ripercorrere le nottate brave in quel tugurio, nulla – e per nulla intendo né un insegna, né un cartello, né un parcheggiatore ferrato, né nessuno che gira là fuori – saprà indicarvi la retta via.

Di fronte a voi la strada è chiusa, sulla destra un doppio arco; diviene così evidente che la strada da tentare è entrare in uno dei quei due.

Il primo, quello tutto sulla sinistra, vi condurrà in uno spiazzale che – senza entrare in particolari – voglio evidenziare con un teschio data la pericolosità (molto meglio la strada buia a piedi!).

Quello giusto naturalmente è l’altro: in fondo se non è maschio è femmina!.

A questo punto, anche con fare un po’ prepotente, sono decisa a parcheggiare ad 1 metro dall’ingresso, ma vengo “cortesemente” riaccompagnata al parcheggio di riferimento.

Comunque, per stringere, visto che secondo me il posto vale, ho due suggerimenti: o seguire questa mappa amanuense da me elaborata o, se siete una coppietta, potete bendare gli occhi della fanciulla e condurla gentilmente sotto braccio fino all’ingresso, dove la musica cambia e di molto.

Consigli per raggiungere Stazione di Posta al Macro Testaccio

Location stile loft newyorchese, vetrate, metallo, spazi aperti, legno grezzo. Luci soffuse – forse un po’ troppo – veramente piacevole la distanza dai tavoli.

Il tavolo al Ristorante Stazione di Posta

 

Con me nella serata la mia amica P, una di quelle fin troppo in gamba, una donna di spessore con mille argomenti e mille passioni, a cui però non fare mai la domanda: < senti ho un banale dubbio, dammi un consiglio tu: che ne pensi di….>. Il banale dubbio, a seguito delle sue molteplici sfaccettature di pensiero, diventa una crisi di identità, e quindi visto che io vivo di autoflagellazione, a 4 giorni dal debutto di Cibettiamo, quale persona migliore a cui chiedere un parere su questo blog!

All’accoglienza due ragazze bionde, molto carine di aspetto e cortesi nei gesti; il resto del team di sala che ci accompagnerà sarà giovane, ma non acerbo nel servizio in quanto a professionalità.

Sto per ordinare un cocktail visto che mi hanno detto che “li fanno buoni”, invece carinamente il barman ce ne sta già preparando uno di benvenuto, che infatti si rivela di buona fattura sia per il gusto, sia per l’azzardo degli ingredienti (rabarbaro, rum e ginger beer).

Le mie aspettative per questo giovane chef pluridecorato sono abbastanza alte, non lo vedo bighellonare in sala e questo mi fa ben sperare.

La mia prima entrée (scenografica a vedersi) non mi fa che pregare che Marco Martini non sia l’ennesimo stalker di chef spagnoli con nessun mezzo per arrivare ad essi! Per fortuna è stata solo una piccola caduta di un percorso invece caratterizzato da gusto, senso estetico, carattere, essenzialità, raffinatezza.

Che cosa era? Non lo so, ho resettato, non lo voglio nemmeno sapere!

entréé ai germogli - Ristorante Stazione di Posta

Seguono altri stuzzichini: cozza disidratata (nì), la loro carbonara (top), straccetti rucola e parmigiano (top).

Cozza disidratata su pasta fillo colorata al nero di seppia.

Cozza disidratata adagiata su un guscio di pasta fillo colorata al nero di seppia - Ristorante Stazione di Posta

L’origine della Carbonara.

L'origine della Carbonara- Ristorante Stazione di Posta

Straccetti di rucola e parmigiano.

Straccetti di rucola e parmigiano - Ristorante Stazione di Posta

 

Il cocktail è finito, è ora di scegliere il vino e la carta si presta perché ben articolata con scelte non banali; mi è piaciuta la selezione, se pur minimale, di bollicine francesi; i prezzi tendenzialmente corretti con qualche piccolo abbaglio; il ragazzo che me la porta è molto giovane, coinvolgerlo mi sembra quasi un obbligo, e così dico solo la parola magica: “Riesling” e poi aggiungo: “fai tu!”

Eccolo:

Wittmann Westhofener Riesling trocken.

Il vino - Wittmann Westhofener Riesling trocken --Ristorante Stazione di Posta

Al naso la spiccata mela verde mi fa presumere al peggio con un acidità che ti blocca il palato, invece si tramuta in un discreto equilibrio. Tutto sommato positiva la mineralitá intensa e prolungata; il prezzo poi fa il resto rendendolo sicuramente accattivante.

“Sto pensando seriamente di togliermi da Facebook”. Ecco l’ ho detto! Neanche fosse una rivoluzione copernicana! Non riesco più a tollerare le persone che non avendo una vita propria possono solo guardare dal buco della serratura, per di più con un atteggiamento giudicante! Fin qui nulla di complicatissimo: maturata la scelta, si procede con l’eliminazione dell’account; il punto è che con l’avvento di Cibettiamo, il social network è quasi pane quotidiano per comunicare la vita del blog e togliermi ora mi sembrerebbe quasi un autogoal. Sono iscritta dal 2008 e credo di aver avuto sempre un atteggiamento onesto con la mia pagina, scrivendo di gioie ma anche soprattutto di dolori quando si presentavano; non ho mai pensato che mostrare le mie sofferenze volesse dire sembrare debole e così ho riso, ma ho anche pianto e devo dire che spesso di risposta ho ricevuto un inaspettato sostegno. Da sempre sostengo solo due posizioni riguardo i social: chi li usa (con coerenza di vita), chi li detesta come principio. Ciò che non sopporto è la posizione ipocrita di chi si iscrive a Facebook, per intendersi quelli che non scrivono nulla sulla propria pagina, per mantenere ogni riserbo sulla propria vita e poi spiare quella degli altri!

Ora visto che il voyeurismo aumenta devo trovare una soluzione!

Il mio primo piatto è: tonno e pomodoro.
Per me che sono cresciuta in spiaggia con la panzanella quel pane mi mette a k.o. tra ricordi, profumi, suggestioni, qualità del tonno buona, con la mano sapiente dello chef diventa di gusto superiore. A fine cena mi sono resa conto che questo forse è il piatto che meglio interpreta Martini.

Super l’aspic di pomodoro.

Tonno e pomodoro - Ristorante Stazione di Posta

Scampi birra e gazzosa.
Stessa evoluzione del tonno, l’essenzialità non compromette il gusto.

Scampi birra e gazzosa - Ristorante Stazione di Posta

Ajo e ojo di mare.
La polvere sopra lo spaghetto sono cozze disidratate, il mare arriva in una cottura fatta in un fondo di molluschi, l’aglio purtroppo con dei sentori di bruciato, la cottura giusta; mi sarebbe piaciuto del peperoncino fresco quasi a pulire.

Ajo e ojo di mare - Ristorante Stazione di Posta

Rigatoni mari e monti.
Io nel vintage culinario ci sguazzo e questa interpretazione mi piace molto.

Rigatoni mari e monti - Ristorante Stazione di Posta

Ravioli trasparenti di pasta di soia al vapore, ripieni di pollo alla ciacciatora, brodo di patate arrosto e riduzione di soia.
Lavorazione che interpreta l’ego dello chef per la bravura nell’esecuzione. Conosco un piatto che si chiama: “Quando l’Est incontra l’Ovest “; per questa interpretazione vale lo stesso concetto. Brodo non pulitissimo, ma di grande sapore.

Ravioli trasparenti di pasta di soia al vapore, ripieni di pollo alla ciacciatora, brodo di patate arrosto e riduzione di soia - Ristorante Stazione di Posta

Gambero scamorza e ‘nduja.
Lussiorioso, complesso, strafottente. Eccessiva l’affumicatura che pizzica al palato, per il resto bisogna solo goderne.

Gambero scamorza e 'nduja - Ristorante Stazione di Posta

La pasticceria per il calo di tono e di eleganza sembra affidata ad un altro chef, comunque:

Zuppa inglese.
Questo dessert, non proprio bello ma buono, non prevedeva la crema tra gli ingredienti ma, avendo intuito che l’amica P l’avrebbe gradita, molto carinamente e spontaneamente, lo staff di sala ha provveduto a farla includere dallo chef nella composizione del piatto.

Zuppa inglese - Ristorante Stazione di Posta

Nocciola, caffè e panna.
Non ne ho compreso nemmeno la consistenza, a tratti durissima a tratti morbida.

Dessert Nocciola, caffè e panna - Ristorante Stazione di Posta

Coccole finali di grande gusto: torna lo stalker spagnolo, ma qui sa difendersi.

Marshmallow.

Dessert Marshmallow  - Ristorante Stazione di Posta

Mono confezioni di biscottini al burro e Madeleine appese ai rami di un Bonsai.

Piccola pasticceria di Mono confezioni di biscottini al burro e Madeleine appese ai rami di un Bonsai - Ristorante Stazione di Posta

 

A ruota libera:

Non so dire nello specifico perché, ma credevo che Marco Martini fosse un giocatore abile a cui però piace tenere qualche jolly in tasca, non tanto per accaparrarsi la vittoria facile, ma semplicemente per dimezzare le percentuali di rischio.

Aprendo il menù diviene evidente che stiamo parlando di tutt’altro giocatore.

Chi di noi dopo aver lavorato per anni con Antonello Colonna facendo un locale proprio non avrebbe messo in carta una “cacio e pepe”, una carbonara, un diplomatico di qualsiasi genere?

I richiami al maestro ci sono e sono evidenti con “ajo e ojo di mare” e i simili “ravioli al vapore”: questi non sono piatti facili che nel dubbio di chi naviga in alto mare sono un porto sicuro, ma “una cacio e pepe falso d’autore” sì!

La scelta poi diviene interessante perché sai se hai una location centralissima, su strada, con prezzi contenuti, e magari a parte questi 4 tavoli dove fai espressione del tuo estro, ne hai altri 100 che vivono di Patanegra e hamburgher, l’azzardo non è così marcato, ma Stazione di Posta non ha niente di tutto questo, non si è riempita di cuscinetti per ammortizzare la botta, crede nel suo capitano e va avanti. Quanto e come non voglio nemmeno chiedermelo; personalmente ne ho conosciuti troppi di chef bravi con mani che gli funzionavano che per esigenze di mercato e per far tornare i conti  si son visti travolti da un’onda fatta di capresi e carbonare (senza nulla togliere, visto che sono due piatti che adoro!). Marco Martini non gioca solo se ha una scala reale servita, decisamente non bleffa, non vince solo per un errore del proprio avversario, non si affida alla sola fortuna, ma costruisce con fermezza e dedizione il suo punto in mano.

                                                                                       zzzzzzzzz

In sintesi e veramente in sintesi (credetemi) qui di seguito le osservazioni maturate nell’arco della serata dall’amica P.

A ruota libera Facebook:

Premessa: negli utlimi anni ho usato Facebook, la congerie dello spreco di tempo del millennio, praticamente solo per prendere appunti sulle cose artistiche che mi interessano di più in rete…insomma lo uso, ma non mi faccio usare e lo tratto come una sorta di enciclopedia privata perenne perché so che ritroverò sempre tutto lì all’occorrenza, online, alla stregua di Tumblr.. Invece il link ombellicale con i miei amici e parenti stretti lo mantengo scambiando quotidianamente leggerezza, corbellerie e/o affetto a go-go, soprattutto su Whatsapp.

Ora tornando al Voyeurismo dilagante di cui parlava Catia, devo ammettere che anni fa, appena iscritta, inizialmente quello di Facebook mi ha coinvolta, ma solo di striscio: infatti normalmente sono gli altri a surfare sula mia pagina e non il contrario… Personalmente condivido le notizie di mio interesse che appaiono in evidenza, ma non vado ad impicciarmi delle pagine altrui.

Questo per dire che il motivo che spinge alcune persone a scrutare di nascosto la vita degli altri, francamente, lo ignoro e non me ne importa granché tranne per il fatto che esiste una sorta di netiquette non scritta (il galateo degli utenti del web che ha regole scritte e non) che suggerirebbe, per amicizia ed educazione, di mettere almeno un <mi piace> al post che stai ri-pubblicando di nascosto ..

In fondo Fb è nato per la condivisione e per consentire di capire meglio cosa si ha in comune con i propri amici. Se uno invece scruta o condivide abitualmente di nascosto i tuoi post, senza cliccare il pollicino verso (che in realtà, per gli antichi romani, significava “morte”.. Sì, proprio il pollice in su. Mentre, molto probabilmente, il pollice in giù è un’invenzione cinematografica), è un po’ come se un mio conoscente, a cui con fiducia ho lasciato le chiavi di casa, entrasse a curiosare senza dire nulla, guardasse fra le mie cose, sfogliasse i miei libri, ascoltasse un mio cd e poi…sgattaiolasse fuori di casa senza nemmeno lasciare un messaggio con su: <ciao! Sono passato di qui..ho fatto una copia di un tuo cd>. Se siamo amici, o anche solo conoscenti, non dovebbe costare tutta ‘sta fatica..

Ma forse hanno ragione quando dicono che alcune persone lo fanno perché sperano di individuare tra le tue righe delle incrinature – delle sfighe insomma – che procurino un po’ di sollievo alla loro patetica vita…Oppure semplicemente non vogliono darti la soddisfazione di farti capire che pubblichi cose degne del loro interesse: niente di più puerile e snob. Ma do loro una notizia: è il tempo più sprecato in assoluto quello del rito Vudu porta-sfiga virtuale… Andate oltre, dedicate questo tempo a cavarvi fuori da questa impasse. Createvi una vita vera, tangibile e siate più semplici. Poi volendo farvi “tana” – come si dice qui a Roma – esiste un piccolo e semplice metodo per verificare nel codice html chi, fra coloro che risultano amici, ha visitato la tua pagina….ma alla fine … ne vale la pena? Se l’ospite ineducato non ha avuto la voglia o la forza di lasciarmi un saluto, meglio perderlo che trovarlo. R.I.P. ossia Rest in peace o requiescat in pace. E “ridamme” le chiavi, però. 🙂

 

 

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